VISITA GUIDATA CON ARCHEOLOGO

Andremo alla scoperta del cosiddetto Ninfeo degli Annibaldi, situato a breve distanza dal Colosseo.
Esso fu scoperto nel 1895, durante alcuni importanti lavori di riassetto urbanistico, presso una zona di Roma già controllata, nel basso Medioevo, dalla famiglia baronale degli Annibaldi. Il ninfeo, databile invece tra la fine della Repubblica e l’età di Augusto, è, per la precisione, una fontana-ninfeo riccamente decorata da mosaici e file di conchiglie piccolissime.


  • DURATA: 1 ora e 30 minuti
  • CONTRIBUTO: 20€ biglietto e guida inclusi
  • APPUNTAMENTO: Via degli Annibaldi (angolo con via del Fagutale)

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La nostra visita guidata

I Ninfei della Roma Antica

I ninfei, come chiaramente indicato dalla stessa etimologia del termine, erano, all’origine, i luoghi di culto consacrati alle Ninfe, divinità minori del pantheon greco – romano che rappresentavano gli elementi della natura. Vi erano ninfe degli oceani (Oceanidi), dei mari (Nereidi), delle sorgenti e dei fiumi (Naiadi), delle grotte e dei monti (Oreadi), dei boschi e degli alberi (Driadi ed Amadriadi). Era, quindi, ovvio che il loro primi santuari fossero istituiti in grotte, seminascoste nella vegetazione ed il prossimità di sorgenti.
Quando, per la morfologia del terreno, non erano disponibili grotte naturali, si costruivano ambienti che ne simulassero le caratteristiche, sostituendo la sorgente con bacini o vasche posti all’interno della stessa grotta artificiale. In seguito, per analogia, il termine “ninfeo” fu esteso a designare tutti quegli ambienti che al loro interno avessero dell’acqua, sia che conservassero ancora un carattere sacro, come, ad esempio, il ninfeo di Egeria, nel Triopio di Erode Attico sull’Appia, sia che fossero semplicemente monumentali fontane pubbliche, come, ad esempio, il Ninfeo dell’Acqua Giulia (comunemente noto come “Trofei di Mario”), sia che fossero deliziosi triclini estivi di ville patrizie, come, ad esempio, l’Auditorium di Mecenate.
Come per la maggior parte delle strutture architettoniche, anche “l’idea” di ninfeo fu ripresa dal mondo greco – ellenistico, ma liberamente reinterpretata e rielaborata, fu trasformata dai romani fino a fare del ninfeo una delle espressioni più caratteristiche delle costruzioni idrauliche. Nel mondo greco, fin dal periodo dei tiranni (VII – VI sec. a. C.), in cui erano state realizzate le prime organiche sistemazioni urbanistiche delle città, le fontane avevano assunto una certa rilevanza architettonica, acquisendo forme sempre più complesse, con porticati che correvano attorno ad ampi bacini e monumentali gradinate dalle quali l’acqua scendeva a cascata. Nel mondo ellenistico era particolarmente diffuso il tipo “scenae frons”, costituito da un grandioso prospetto architettonico, a più ordini, con nicchie dalle quali l’acqua si riversava in un bacino sottostante. Una certa somiglianza con la struttura del teatro ha suggerito l’ipotesi di un qualche rapporto tra questo tipo di ninfeo ed alcune forme particolari di rappresentazioni teatrali acquatiche (temimi).
I primi esempi di ninfeo, nell’area romana, risalgono alla tarda età repubblicana e si compongono di solito di un’aula rettangolare chiusa sul fondo da un’abside n cui è ancora evidente la reminescenza della grotta naturale, sottolineata dal largo impiego nella decorazione di scaglie di pomice e di conchiglie, ad imitazione delle asperità della roccia. Di fronte all’abside, dove spesso si aprivano nicchie per ospitare statue, si trovava la fontana vera e propria. Il ninfeo più antico è forse quello di Boville, datato alla metà del II sec. a.C.
In età imperiale, i ninfei assunsero forme più articolate, sviluppando anche tipi a pianta circolare ed ellittica, con monumentali prospetti decorati da colonne e mensole, ed accentuarono sempre più il carattere di luoghi ameni per riunioni conviviali e culturali, pur conservando una stretta relazione con gli elementi naturalistici. Essi, infatti, erano costruiti seminascosti nel verde dei giardini e degli horti delle ville patrizie ed allietati, al loro interno, da giochi d’acqua, visivi e sonori, ruscelletti e cascatelle artificiali, fontane e piscine. Il tutto era completato da preziose decorazioni raffiguranti paesaggi agresti ed acquatici.
Per la presenza di piscine o fontane all’interno, la struttura del ninfeo fu ripresa dai cristiani per la costruzione dei primi battisteri.

Il Ninfeo degli Annibaldi

A pianta rettangolare absidata, tipica dei ninfei di età tardo – repubblicana, doveva essere anche il ninfeo rinvenuto alla fine dell’800 nel corso dei lavori per l’apertura di Via degli Annibaldi. Il ninfeo è tagliato per metà dal muraglione di Via degli Annibaldi.
Una datazione del monumento all’età tardo – repubblicana (I sec. a. C.) trova, peraltro, conferma nel rivestimento parietale in opus reticulatum in blocchetti di tufo molto regolari; le pareti erano rivestite da uno strato di intonaco grezzo nel quale furono inserite scaglie di pomice per simulare le asperità della roccia. E’, pertanto, da escludere che il ninfeo appartenesse, come a suo tempo sostenuto dal Lanciani, alla Domus Aurea. A questa si può, invece, riferire il muro di fondazione, sicuramente di età imperiale, che taglia il diametro dell’abside. Esso fu costruito, come rilevato dall’indagine archeologica, quando il ninfeo era già stato abbandonato ed interrato, forse perché danneggiato dall’incendio neroniano del 64 d. C.
Del ninfeo, presumibilmente appartenente ad una villa patrizia, si conservano attualmente solo una porzione dell’abside e la vasca, all’origine interamente rivestita di lastre marmoree.
Tutta la parete absidale è riccamente ornata da eleganti motivi architettonici, geometrici e figurati (i motivi figurati sono andati perduti, ma se ne è conservata l’impronta sull’intonaco), realizzati con i materiali più svariati: scaglie di pomice, brecce, stucchi, pietre colorate, tessere musive, paste vitree, smalti, conchiglie, madreperle.
La decorazione è articolata su due registri, delimitati da fasce in stucco con inserti di conchiglie. Nella parte superiore, tre grandi rosoni, formati da centri concentrici alternatamente chiari e scuri, sono inquadrati da lesene, decorate da un motivo a losanghe e scudi con una linea di contorno formata da file di conchiglie piccolissime.
Nel registro inferiore, sempre scandito da lesene, in corrispondenza dei rosoni, si aprono quattro nicchie, di forma allungata e stretta, dove, all’origine, erano collocate statue. Originariamente, le nicchie dovevano essere nove, di cui la centrale, forse, di dimensioni più grandi. Sono stati ritrovati numerosi frammenti marmorei di sculture.
Una decorazione simile doveva rivestire anche le pareti oggi non più esistenti.

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