VISITA GUIDATA CON ARCHEOLOGO

Visiteremo il Mitreo nascosto sotto il Circo Massimo, scoperto nel corso degli anni ’30 del secolo scorso, per la creazione del deposito per le scene del Teatro Nazionale dell’Opera presso l’ex Pastificio Pantanella.
Il vasto complesso era situato a breve distanza dal lato corto del Circo Massimo, dove erano le gabbie di partenza per i carri (carceres). Nel III secolo d.C., al pianterreno di questo complesso, fu adattato un mitreo, dedicato al culto del dio Mitra.
Le pareti intonacate e le lastre conservate all’interno ci permetteranno di raccontarvi la storia e le leggende nate intorno a questa divinità iranico-babilonese diffusa nell’impero romano soprattutto tra il II e il IV secolo d.C.


  • DURATA: 1 ora e 30 minuti
  • CONTRIBUTO: 20 € tutto incluso
  • APPUNTAMENTO: Piazza della Bocca della Verità, 16/a

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La nostra visita guidata

IL RITROVAMENTO

Nella perforazione eseguita per l’approfondimento dei piloni che sostengono il fabbricato soprastante ci si imbatté nei resti di un edificio pubblico in mattoni dell’età imperiale, formato da 5 ambienti rettangolari paralleli comunicanti tra loro e due grandi scalinate che portavano al primo piano non più conservato.

LE DIVERSE FASI

Gli archeologi hanno potuto ricostruire la storia dell’edificio semplificabile in tre fasi principali.
La prima fase edilizia, risalente probabilmente alla metà del I secolo d.C., vede la realizzazione di quattro ambienti paralleli divisi da spessi muri in laterizio e tagliati longitudinalmente da un corridoio che, separando gli ambienti in modo ineguale, collegava l’ingresso principale a Sud-Ovest con quello posto lungo il lato Nord-Est.
La funzione di questo edificio è molto discussa, ma le due ipotesi più accreditate sono rivolte ad un sistema di horrea legato al Foro Boario, cioè dei magazzini per le derrate alimentari, o alla funzione di stabula, ovvero delle stalle connesse al Foro o allo stesso Circo Massimo.

Durante la fine del I secolo d.C. l’edificio venne completamente stravolto sia nella sua forma che nella funzione: i setti murari a Sud-Est vennero tagliati ed affiancati da altri 4 setti molto robusti che avevano funzione di sostegno per le volte del secondo piano.
Venne inoltre costruita sul lato Est una grande scalinata che conduceva al piano superiore, dove era posta una terrazza prospiciente il Circo Massimo.
Con grande probabilità l’edificio era funzionale al Circo stesso e veniva usato come magazzino per gli attrezzi di scena utilizzati durante gli spettacoli.

Tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. all’interno dell’edificio preesistente si installò il Mitreo. Gli interventi strutturali durante questo periodo furono molto limitati, mentre massivi furono quelli rivolti alla decorazione e alle finiture di pregio. Le murature, le nicchie delle edicole, i podi e ampie parti della pavimentazione vennero rivestite con preziosi marmi di reimpiego, ancora oggi visibili all’interno dell’edificio.

L’INTERNO DEL MITREO

Il Mitreo oggi è contaminato dalla presenza di plinti di sostegno, muri di fondazione e dal primo solaio dell’edificio soprastante (ex Pastificio Pantanella).
Ci troviamo ad 8,5 metri sotto il livello stradale e ci troviamo negli ambienti immette nell’ambiente A-B, i quali non vennero inclusi nel Mitreo. Ma accediamo al Mitreo vero e proprio da quello che probabilmente era un accesso secondario.
Infatti l’accesso al Mitreo doveva probabilmente avvenire dal lato ad est, che affacciava sui carceres del Circo Massimo, attraverso un ambiente che ancora oggi è pavimentato (S); l’ingresso non diretto, ma laterale rispetto alla sala principale del Mitreo, serviva a celare alla vista dei passanti i rituali che si svolgevano all’interno del santuario.
Percorrendo un lungo corridoio (D) si giungeva ad un vano che fungeva da vestibolo (C) dal quale cominciava il vero e proprio santuario.
Sulla destra un ingresso con architrave marmoreo ed un gradino immetteva in una stanza (E) che presenta ancora oggi una nicchia rivestita di marmi sulla parete destra e che, restando piuttosto isolata, è stata interpretata come apparitorium, una specie di sagrestia, Sul quale forse i partecipanti poggiavano abiti e anelli per cambiarsi con vesti e maschere.
Nello spessore dei muri al di sotto dell’architrave della porta che separava il vestibolo (C) dagli ambienti successivi, erano poste due nicchie che dovevano essere inquadrate da edicole con colonnine poggianti su mensole ancora oggi esistenti. Le basi marmoree all’interno delle nicchie probabilmente sostenevano piccole statue di Cautes e Cautopates i due portatori di fiaccola (dadofori), l’una alzata e l’altra abbassata a simboleggiare il giorno e la notte.
Mentre le mensole sotenevano le colonnine di due edicole che inquadravano le nicchie.
Della coppia di vani seguenti (G-H) quello di destra conserva un podio intonacato con una risega rivestita di marmo cui si accedeva con tre gradini sulla sinistra; una simile struttura non è stata invece costruita nel vano opposto per la ristrettezza dello spazio. Il pavimento era realizzato in lastre di marmi di spoglio sia bianchi che colorati.
Ancora, tra i marmi che impreziosiscono i pavimenti e parti dei podi e della muratura del mitreo sono riconoscibili:
– la breccia corallina, in varie tonalità di rosso, ricca di clasti bianchi, rosati e giallognoli,
– il cipollino, marmo di colore verde chiaro con bande e vene di verde più scuro
– il bigio, di un generico colore grigio
Anche all’interno dell’arco di accesso alla zona che segue furono ricavate due nicchie intonacate con edicola; nella base di quella di destra fu inserito un recipiente di terracotta, profondo quasi mezzo metro, che presumibilmente doveva contenere l’acqua lustrale, mentre al centro del pavimento al di sotto dell’arco fu posizionata una grande anfora profonda più di 60 cm.
Nel mitraismo l’acqua sembra svolgere un ruolo purificatorio importante e spesso nelle vicinanze del santuario vi era una sorgente naturale o artificiale.
Oltrepassato l’arco si arrivava nell’ultima stanza del mitreo (L-M), la più sacra, fiancheggiata da due podi dove i fedeli si sistemavano per partecipare alle funzioni e al banchetto rituale; al centro del pavimento un grande tondo di alabastro inserito in un quadrato di cipollino era posto a simboleggiare il cerchio solare.
Sul muro di fondo si appoggiavano varie basi sul quale erano ricavate alcune nicchie inquadrate da edicole. In esso si apre un arco nel cui interno vi è un edicola in mattoni, con cavità semicircolare conclusa in alto da una semicupola. Essa doveva contenere una statuetta di Mitra.
Il podio di sinistra, cui si accedeva per mezzo di quattro gradini, presenta ancora oggi una risega rivestita di marmo mentre quello di destra, che in origine doveva essere analogo, fu rialzato in un secondo momento quando nel mezzo venne realizzato un incavo poligonale rivestito di marmi, probabilmente affinchè fungesse da mensa.
Un piccolo rilievo è sulla destra della parete di fondo e ripete l’iconografia della tauroctonia.
In fondo all’ambiente M è stato posizionato un grande rilievo, rinvenuto fuori posto e del quale non si conosce la collocazione originaria, che rappresenta l’episodio più rilevante della storia di Mitra e cioè l’uccisione del toro tramite la quale ha origine la vita: la tauroctonia.

LA LASTRA CON LA TAUROCTONIA

La scena della tauroctonia sembra avere lo schema dell’iconografia tradizionale.
Nella parte superiore del rilievo è posta un’icrizione che recita: “DEO SOLI INVICTO MITHRAE TI(BERIUS) CL(AUDIUS) HERMES OB VOTUM DEI TYPUM D(ONO) D(AT) «Al dio Sole invitto Mithra, Tiberio Claudio Hermes in seguito ad un voto dà in dono». Per le sue dimensioni (87 cm di altezza e 164 di lunghezza) il rilievo è uno dei più importanti che si conoscano e doveva essere collocato su di una parete, tramite perni e grappe.
Reca l’iscrizione votiva di Tiberius Claudius Hermes, colui che commissionò l’opera.
– ai lati del rilievo i due dadofori Cautes e Cautopates, il primo con la fiaccola rivolta verso l’alto e il secondo con la fiaccola verso il basso
– il dio vestito del tipico abbigliamento, al centro della scena, ha il volto “piegato di fianco, incorniciato da riccioli, ha un aspetto molto giovanile: gli occhi fissi lontano danno ad esso un’aria di sognante astrazione. Il dio indossa una tunica a maniche, serrata alla cinta, e un paio di brache che coprono anche i piedi; sulle spalle ha gettata la clamide; sul capo porta il berretto frigio ornato d’una stella.
L’aria tagliata nella corsa lo investe e ne solleva gli indumenti. Mitra è saltato in groppa al toro e” con la gamba sinistra piegata lo tiene fermo, mentre con la destra ne blocca le zampe; con la mano sinistra trattiene l’animale dalle le narici e con la destra gli inferte il colpo mortale.
– Dalla coda del toro nasce intanto una spiga (il cui simbolismo rimanda alla fecondità e alla vita dell’universo);
– un cane ed un serpente lambiscono il sangue che sgorga dalla ferita ed uno scorpione lo attacca ai genitali.
– Sulla sinistra, in dimensioni ridotte, è rappresentato il momento in cui Mitra trasporta il toro nella grotta ed in alto
– ai due angoli opposti, sono scolpiti i medaglioni con il Sole, a sinistra, e la Luna, a destra;
– il corvo, primo passo dell’iniziazione mitraica, posizionato ovviamente vicino al Sole sembra indicare a Mithra i passi da compiere.
– La grotta, in secondo piano, indica la volta celeste su cui troviamo le stelle del firmamento.
– Due colonne scanalate ai margini del rilievo delimitano la scena: quella di sinistra, nella giusta “prospettiva”, composta dalla successione di base attica, fusto e capitello corinzio ad un solo ordine di foglie, quella di destra invece capovolta in connessione con la fiaccola abbassata del dadoforo dalla stessa parte (Cautopates).
– I capitelli simboleggiano giorno e notte in successione continua

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