APERTURA STRAORDINARIA CON GUIDA UFFICIALE

L’ipogeo di via Livenza, perfettamente conservato, è uno dei più affascinanti e misteriosi luoghi sotterranei di Roma. Datato concordemente alla seconda metà del IV secolo d.C ma contrariamente diverse ipotesi sono state avanzate circa la funzione di questo particolare edificio.


  • DURATA: 1 ora e 30 minuti
  • CONTRIBUTO: 20€ biglietto e guida inclusi
  • APPUNTAMENTO: Via Livenza, 4 Roma

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La nostra visita guidata

IL RITROVAMENTO

Nel 1923 gli scavi per la costruzione delle fondamenta di una palazzina tra via Livenza e via Po portarono alla scoperta di un edificio sotterraneo, a 9 metri dal piano stradale.
I lavori danneggiarono le strutture, ma una piccola parte scampò all’edilizia di inizio secolo, grazie alla sensibilità e alla lungimiranza dell’ingegnere addetto alla costruzione del palazzo che, intercettato l’edificio antico, modificò il progetto di costruzione per salvarne almeno una parte.
In realtà la scoperta di questo edificio non era una novità nella zona, in quanto l’area era occupata tra la fine dell’età repubblicana e l’età augustea da un grande cimitero che sorgeva a ridosso delle mura Aureliane, tra via Salaria Antica (l’attuale via Pinciana) e via Salaria Nova (l’attuale via Salaria).
A partire dal 1871 l’urbanizzazione della zona portò alla luce una serie di monumenti sepolcrali relativi al suddetto cimitero, oltre ad alcuni resti di abitazioni private. Il nostro Ipogeo di via Livenza viene cosi’ ad inserirsi in un contesto prettamente cimiteriale, anche se la sua funzione, ancora da stabilire, non e’ certamente funeraria.

L’INTERNO DELL’IPOGEO DI VIA LIVENZA

planimetria interna

Si scende all’ipogeo per una scala e, dopo un primo tratto, si incontrano i gradini originali in travertino, si giunge quindi in un ambiente di forma irregolare limitato da una parte dalle fondazioni degli edifici sovrastanti ma che ha conservato originale solo la parte di testa di una sala rettangolare che, al momento del ritrovamento, misurava 11 x 4 m.
Come accennato prima l’ipogeo fu in parte distrutto dalle fondazioni di una costruzione moderna, attualmente si conserva solo una piccola porzione trapezoidale del lato settentrionale.
L’ipogeo era a pianta allungata (mt. 21×7) con il lato corto meridionale absidato, composto da un’aula principale absidata e da alcuni ambienti secondari.
L’aula, costruita in opus vittatum, era distinta in due ambienti che, separati da due gradini in travertino inquadrati da pilastri in muratura, venivano a trovarsi su piani diversi.
Oggi si conserva una piccola porzione trapezoidale che da sola può darci un’idea della bellezza e della singolarità di questo luogo.

LA NICCHIA AFFRESCATA

Sulla parete di fondo dell’ipogeo, in posizione un po’ asimmetrica, si vede una nicchia affrescata a finto marmo con riquadri che doveva contenere una statua ma che non mostra segno di graffe per il fissaggio, nel catino della nicchia sono affrescate due colombe che bevono.
Ai lati della nicchia dei grandi affreschi rappresentanti, a sinistra, Diana cacciatrice con due cervi che fuggono ai lati e, a destra, una giovane ninfa che accarezza un capriolo in un momento di riposo appoggiata ad un’asta.
La dea Diana ha il capo ornato da un diadema con corona di lauro, veste un corto chitonisco rosso con leggero himation rosa ed indossa alte calzature da campagna bianche con lacci rossi.
Diana e’ colta nell’atto di estrarre con la mano destra una freccia dalla faretra mentre, con la sinistra, tiene l’arco; ai lati, in fuga, una coppia di cervi.
Queste due immagini sono separate da una nicchia dipinta (originariamente destinata a contenere una statua) dove i quadrati di marmo giallo antico sono realizzati fintamente a pittura: una “visione” geometrica interrotta da un giardino dove due colombi volano ad abbeverarsi a una fonte (kantharos).

LA CISTERNA

Sul pavimento davanti a questa parete si apre una cisterna rettangolare profonda 2,5 m con un condotto da cui sgorgava l’acqua di una sorgente, sul davanti una serie di ripidi gradini e sulla sinistra le guide in travertino di una saracinesca per portare fuori l’acqua; sopra il primo gradino c’è anche uno scarico di troppo pieno.
La cisterna era isolata sul davanti da una transenna traforata i cui elementi sono ora ricostruiti sulle pareti. Sopra la cisterna corre un grande arco che presenta nell’intradosso una decorazione a scudi in finto marmo e portava sulle pareti superiore e laterali un grande mosaico in tessere vitree di cui sono rimasti frammenti.

DATAZIONE

L’ipogeo di via Livenza è datato concordemente alla seconda metà del IV secolo d.C, le decorazioni sono infatti tipiche del periodo di Massenzio, le murature in vittato sono del IV secolo e così anche il mosaico.

FUNZIONE DELL’IPOGEO DI VIA LIVENZA

Diverse ipotesi sono state avanzate circa la funzione di questo particolare edificio, nessun elemento decisivo e’ emerso, a tutt’oggi, a favore dell’una o dell’altra tesi.
Non si conosce il proprietario e di sicuro si può dire che si trattava di una sala semi ipogea di una ricca domus infatti il terreno digradava e l’estremità della sala poteva trovarsi in superficie.
Le colombe nella nicchia hanno fatto pensare ad un simbolo cristiano ed il frammento di mosaico sulla parete sinistra, che raffigura la veste ed i piedi di due persone, è stato interpretato come la scena di S. Pietro che battezza il centurione. Si è detto anche che la cisterna poteva essere un battistero ma è troppo profonda e scomoda ed inoltre qui non c’era una chiesa a cui fosse associata.
La nicchia ha fatto pensare che qui vi si praticasse un culto misterico con una statua che veniva portata e tolta. Un’altra ipotesi ritiene che fosse il luogo di culto di una comunità eretica battista del primo cristianesimo.
Forse si trattava più semplicemente di un ninfeo in una sala estiva di una domus e la cisterna aveva scopi utilitari per sfruttare la sorgente per gli usi della casa e degli orti vicini.

Associazione Coolture – Roma