L’ARRIVO DEL PRIMO RE ETRUSCO

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Secondo la leggenda Anco Marzio ebbe un lungo regno e fu uno dei pochi regnanti di Roma a morire di morte naturale. Nonostante ciò il senato si trovò impreparato alla sua dipartita: chi scegliere come successore alla corona? I figli di Anco Marzio sembravano la scelta più logica, ma nella scena politica si affacciò anche un “uomo nuovo” di nome Lucumone, proveniente dalla città etrusca di Tarquinia.
In quel periodo gli etruschi non erano certamente una popolazione amica dei romani, ma Lucumone era anch’esso straniero in patria, poiché era nato da un profugo forestiero. Questo gli precludeva qualsiasi scalata politica a Tarquinia, così egli scappò con la moglie in quella che sembrava essere la città delle opportunità, Roma, dove il destino non gli fu effettivamente avverso.

CHI ERA TARQUINIO PRISCO

Raggiunta Roma dall’Etruria, Lucumone si dette una parvenza di romanità cambiando il proprio nome in Lucio Tarquinio, soprannominato poi Prisco.
L’ambizioso Lucio sfruttò subito le sue abilità di politico e di oratore, per conquistarsi l’amicizia dei romani e soprattutto dello stesso Re Anco Marzio, che lo nominò suo consigliere e tutore dei suoi due figli: una scelta, quest’ultima, che si rivelò errata!
Infatti, Tito Livio lo definisce “uomo di avidi onori” e a ben ragione, dato che, alla morte di Anco Marzio, Tarquinio ne allontanò i figli con il pretesto di mandarli a caccia, per candidarsi così nuovo Re di Roma.
Dunque, secondo tradizione, nel 616 a.C. saliva al trono il primo Re etrusco di Roma.

COSA FECE TARQUINIO PRISCO

Riassunto:

  • primo Re Etrusco di Roma
  • 616-579 aC
  • eresse il Tempio di Giove Capitolino
  • costruì il Circo Massimo e fa scavare la Cloaca Massima (canale di 600 m che scaricava nel fiume le acque fra il Palatino e il Campidoglio, zona del futuro Foro Boario, il Foro dei buoi)
  • introdusse gli usi tipicamente etruschi delle insegne regali
  • istituì i ludi Romani
  • iniziò la costruzione delle Mura dette Serviane

La regina Tanaquil

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Si tramanda che Lucio Tarquinio Prisco non fu solo nell’ascesa al potere di Roma. Sin dalla sua partenza da Tarquinia, a sostenerlo, vi era la moglie Tanaquil, una nobildonna etrusca esperta nell’arte divinatoria dell’auruspicina.
Infatti, Tito Livio ci racconta che al loro arrivo a Roma – presso il colle Gianicolo – un’aquila reale planò proprio verso Lucumone e gli portò via il copricapo, per poi rimetterglielo in capo dopo un ampio giro.
Ebbene Tanaquil, senza esitare, fece notare al marito che l’aquila – animale sacro a Giove ed agli Etruschi – doveva essere un messaggero dello stesso Giove che, giunto dalla parte migliore del cielo, gli aveva portato via il berretto per avvicinarlo al Dio e riconsegnarglielo divinizzato. Un chiaro segnale divino del destino di Lucumone o meglio, Tarquinio Prisco!
Pare che Tanaquil fosse assai bella, intelligente ed altrettanto ambiziosa, al punto che, quando morì il suo unico figlio maschio, ella avesse già scelto un erede da dare in marito ad una delle sue figlie.

Tarquinio il costruttore

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Si dice che durante il regno del quinto Re di Roma – Tarquinio Prisco – la città conobbe un periodo di grande benessere e prosperità. L’Urbe era in continua espansione e Tarquinio ne approfittò per donare ad essa importanti opere architettoniche, come la prima Reggia sul Palatino, la casa delle vestali ed il loro tempio; oltre al basamento del Tempio di Giove Capitolino che venne progettato ed iniziato proprio sotto Tarquinio Prisco.
Molto importante, per la bonifica della città, fu la creazione della Cloaca Maxima: un grande canale di scolo degli acquitrini che diverrà, per millenni, la principale rete fognaria di Roma verso il Tevere.
Le mura che oggi conosciamo col nome di “Serviane”, secondo tradizione, furono costruite proprio sotto il Re Tarquinio Prisco e vennero poi ampliate e dotate di un ampio fossato dal successore Servio Tullio. Chissà, probabilmente anche in questo caso – come spesso accade nella storia – l’opera più impegnativa di un regnate (e talvolta di un politico) non porta il nome di colui che l’ha fatta realizzare, bensì del suo successore!

Le guerre di Tarquinio Prisco

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Gli antichi raccontano che Tarquinio Prisco fece spesso guerre, sia per accrescere il suo potere presso le popolazioni vicine, sia per risanare le casse della città. A chi si sottometteva subito egli concedeva la pace dietro il pagamento dei danni, a chi si ribellava la sorte era ben peggiore!
Ricordiamo il caso emblematico di Apoliae, piccola cittadella localizzata sul Monte Savello, assediata e distrutta proprio da Tarquinio Prisco. Si racconta che i suoi abitanti vennero deportati sull’Aventino. Invece, secondo altre fonti, essi vennero venduti come schiavi nel porto di Ostia: un bottino che avrebbe permesso poi la celebrazione di splendidi giochi ed il finanziamento di alcune opere.
Anche le potenti città etrusche di Veio, Chiusi, Volterra e Vulci iniziarono a tremare e quindi decisero di allearsi; così da formare una temibilissima coalizione contro Roma … ma la storia non gli darà comunque ragione !

Usanze etrusche a Roma

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Oltre all’elezione di un Re proveniente da Tarquinia, numerosi altri fattori veicolarono a Roma la cultura delle popolazioni vicine come, ad esempio, i flussi migratori più o meno forzati verso l’Urbe. Persino la vittoria di Roma sulla coalizione etrusco-latina contribuì ad importare nuove usanze e tradizioni dall’affascinante mondo etrusco; peraltro precedentemente influenzato dalla cultura greca. Così, uomini Etruschi e Greci diventarono presto istitutori dei fanciulli romani, mentre le donne appresero la moda etrusca, con abiti colorati e veli ricamati. Anche la religione cambiò.
La triade che Dumézil definisce “indoeuropea” (Giove-Marte-Quirino), venne così progressivamente sostituita con una nuova triade formata da: Giove, Giunone e Minerva.

La morte di Tarquinio Prisco

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Si tramanda che i due figli del precedente sovrano (Anco Marzio), raggiunta un’età matura, erano sempre più determinati a riscattare il regno ai danni di Tarquinio Prisco. A tal fine fu organizzato un agguato al Re dove egli fu ferito a morte. Tuttavia, la Regina Tanaquil non si diede per vinta e fece subito nascondere il corpo del marito Tarquinio. Nel frattempo, con grandissimo coraggio, ella comunicò solennemente a tutto il popolo che il Re non era affatto in pericolo di morte e che si sarebbe presto ristabilito dopo la congiura. Tanaquil ebbe così il tempo di convincere il Senato a concedere la temporanea reggenza di Roma a suo genero Servio Tullio, risollevando così le sorti della sua stirpe.

Bibliografia:

  • Eutropio, Breviarium ab Urbe condita
  • TitoLivio, Ab Urbe condita
  • Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane
  • Ovidio, Fasti

Associazione Coolture – Roma