SERVIO TULLIO IL PREDESTINATO

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Durante il regno di Tarquinio Prisco, secondo la leggenda, accadde un grande prodigio: un fanciullo, mentre dormiva, ebbe il capo circondato dalle fiamme. Egli si chiamava Servio Tullio ed era forse il figlio di una schiava della Regina Tanaquil. Ella intuì le doti del ragazzino ed interpretò tale evento come un segnale divino del futuro glorioso di Servio che, da quel momento, venne quindi allevato come un vero e proprio principe ereditario.
Per rafforzare il suo diritto alla successione, Servio Tullio ebbe in sposa una delle figlie di Tarquinio Prisco e quando quest’ultimo cadde in un agguato, la regina inviò proprio il medesimo Servio al Senato, per reclamare il potere.
Fu così che Servio Tullio verrà ricordato, nel corso di millenni, per il suo rapporto estremo con la “Fortuna”, tanto benevola in principio, quanto contraria e nefasta al termine della sua intensa vita.

CHI ERA SERVIO TULLIO ?

Gli antichi ci raccontano che il sesto Re di Roma regnò dal 578 a.C. al 539 a.C. e fu il figlio di una prigioniera di guerra etrusca, già ridotta a servire il focolare domestico del precedente Re Tarquinio Prisco.
In base a testimonianze archeologiche, alcuni studiosi identificano Servio Tullio con Mastarna, condottiere ed eroe etrusco di Vulci rifugiatosi sul monte Celio. Invece, secondo altri storici, il nome Mastarna era soltanto il titolo con il quale Servio Tullio veniva chiamato in battaglia. Comunque sia, è plausibile che egli possa essere stato un condottiero etrusco di umili origini, abile nell’usurpare il trono dei Tarquini, che poi abbia sposato la figlia del Re precedente per favorire la sua successiva ascendenza al trono.

COSA FECE SERVIO TULLIO

Riassunto

  • secondo Re Etrusco di Roma, di nascita ma originario di Corinto (Grecia)
  • 578-535 AC
  • chiamato anche Macstarna in iscrizione su Tomba di François a Vulci
  • portò il numero dei senatori a 300
  • introdusse il Censo → dividendo tutti i cittadini e gli abitanti di Roma per patrimonio, dignità, età, mestiere e funzione (non più per Gens)
  • rese l’esercito accessibile alla Plebe
  • istituì i Comizi Tributi → crea 4 nuove tribù urbane (Suburbana, Palatina, Esquilina, Collina) e 17 tribù rustiche (extra-urbane)
  • ampliò il Pomerio annettendo a Roma → Quirinale, Viminale ed Esquilino
  • costruì coi Latini il Tempio di Diana sull’Aventino
  • terminò la costruzione delle Mura Serviane, che cinsero i sette colli, poi riprese ulteriormente in Età Repubblicana (378 AC)

La costituzione Serviana

museo-del-louvre

La tradizione attribuisce a Servio Tullio una storica riforma di Roma. Egli avrebbe deciso di suddividere il popolo non più per via delle origini – cioè semplicemente tra patrizi e plebei – ma per censo e per status sociale. Si valutò il patrimonio di ogni singolo cittadino e poi si inserì nei pubblici registri l’età, il mestiere e la funzione di ogni cittadino: fu il primo vero censimento di Roma!
Ciò in funzione di una tassazione adeguata, determinando meglio i diritti e i doveri di ciascuno. La popolazione di Roma venne inoltre suddivisa in quattro tribù urbane: Suburana, Palatina, Esquilina e Collina, a cui se ne aggiungevano altre ventidue nel territorio circostante (Regiones o Pagi).

Il nuovo esercito di Servio Tullio

dettaglio sarcofago

La costituzione serviana probabilmente ampliò i diritti alle popolazioni meno abbienti, ma non si trattò comunque di ragioni meramente ideali, bensì di carattere strategico-militare. Per assicurare a Roma una forza militare tale da mantenere le proprie conquiste, era necessario un esercito più numeroso di quello che già possedeva. Infatti, una forza militare organizzata sulla base del censo non permetteva di reclutare le fasce meno abbienti dei romani, pertanto Servio Tullio, secondo la tradizione, creò il “soldato-contadino”: colui che si batte per Roma per avere in cambio una parte delle terre conquistate.

Servio Tullio al centro della Lega Latina

Diana

Servio Tullio impose costantemente il suo potere sulle città latine del sud del Lazio, per accrescere l’importanza di Roma, quale “capitale” dei Latini. Inoltre – secondo una strategia propria dei suoi predecessori – egli continuò a deportare a Roma una buona parte delle popolazioni già assoggettate.
In linea con l’egemonia politica, Servio Tullio mirò a divenire anche la massima autorità religiosa della Lega delle città latine, persino gli antichi centri di culto trovavano nuova sede nell’Urbe: ad esempio, il culto di Diana presso Ariccia venne letteralmente “traslocato” in un nuovo tempio sul colle Aventino.

I doni di Servio Tullio a Roma

La tradizione attribuisce a Servio Tullio una complessa riorganizzazione urbana della città di Roma.
Innanzitutto egli avrebbe ampliato il pomerio, il confine sacro della città, scavando un ampio fossato tutto intorno al nuovo tratto di mura già iniziate dal suo predecessore Tarquinio Prisco. Servio Tullio costruì anche il Tempio di Diana sull’Aventino; inoltre pare che egli abbia avviato la costruzione pure del Tempio di Mater Matuta e del Tempio della Dea Fortuna, entrambi presso il Foro Boario. In particolare la leggenda racconta – forse con un pizzico d’ironia – che quest’ultimo tempio fosse talmente vicino alla sua casa che la Dea potesse consigliarlo direttamente a domicilio, dalla finestra !

La morte di Servio Tullio

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La leggenda racconta che tra i sette Re di Roma, Servio Tullio fu colui che subì la morte più cruenta e beffarda.
Durante il suo regno egli dovette ripetutamente fronteggiare le bramosie di potere dei figli di Tarquinio Prisco, ai quali aveva comunque concesso in sposa le sue due figlie: Tullia Maggiore e Tullia Minore.
Ebbene Lucio Tarquinio, pur di avere la certezza alla successione del regno, decise di avvelenare la moglie Tullia Maggiore, per poi sposare la sorella che era nel frattempo divenuta sua amante, quest’ultima, a sua volta, per completare il misfatto, avvelenò il marito! Di seguito, la “velenosissima” coppia, concentrò le proprie terribili trame verso il Re.
Un giorno Lucio Tarquinio decise d’indossare gli abiti regali e, sedendo in trono, sfidò apertamente Servio Tullio. Ciò scatenò l’ira del vecchio Re che degenerò in una zuffa ben poco “regale”, finché Lucio non spinse violentemente Servio dalle scale. A quel punto il povero Re, ferito, cercò di allontanarsi verso l’Esquilino ma venne subito raggiunto dalla figlia Tullia Minore che lo travolse mortalmente con il suo carro. Inevitabilmente, da quel momento in poi, il clivio dove sarebbe avvenuto il terribile fattaccio fu battezzato “vicus sceleratus”.

Associazione Coolture – Roma