CHI ERA NUMA POMPILIO

senato in riunione

La leggendaria scomparsa di Romolo nel 716 a.C aprì un lungo periodo in cui Roma ebbe un interregno senza alcun re. Nella vece dei monarchi operarono i Senatori o patres che amministrarono i beni e la giustizia, alternandosi ogni dieci giorni.
Ma dopo un anno, incalzati dal sempre maggiore malcontento popolare, i senatori furono obbligati costretti ad eleggere il secondo Re di Roma nel 715 a.C: il sabino Numa Pompilio, della tribù dei Tities.
Numa Pompilio, genero di Tito Tazio, regnò dal 715 al 673 a.C

COSA FECE NUMA POMPILIO

Riassunto

  • il sacerdote istitutore della Religione Romana
  • 715-673 AC (Tities)
  • regno fiorente e pacifico → non intraprese nessuna guerra
  • rafforza la religione:
    • culto di Giano (da ianua, porta; custode delle porte)
    • primi collegi sacerdotali (Flamini, Pontefici, Salii, Vestali, Aruspici, etc.)
  • fa costruire i Templi di Giano e di Vesta
  • riforma il calendario ora detto Numano (12 mesi, a differenza dei 10 di Romolo)
  • durante il suo regno cadde lo scudo di Giove con scritto il destino di Roma (11 copie)
  • morì per cause naturali

Numa e la religione romana

La tradizione attribuisce a Numa il ruolo di fondatore di tutto l’apparato religioso che condizionò per secoli la vita dell’urbe, dette ordine alla vita dei romani definendone la religione e la sacralità dei culti svolti ora in templi pubblici fatti erigere per volere di Numa stesso. Usò la religione per unificare le bellicose tribù e civilizzarle, per assicurarne un periodo di pace.
Infatti, durante il suo regno prospero e pacifico, non si verificarono guerre… Nondimeno, Numa decise di fortificare la città con la prima cinta muraria di Roma.

Numa e l’amore per la ninfa Egeria

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La leggenda racconta dell’amore di Numa Pompilio per la ninfa Egeria che – oltre a ricambiare il suo amore – elargiva preziosi consigli sul governo della città.
Questa dea, protettrice delle donne incinte, risiedeva in una fonte del bosco di Nemi e frequentava pure il bosco delle Camene (le ninfe delle fonti) nei pressi di Porta Capena. Lì vi era una grotta che era anche il luogo dei suoi incontri amorosi con Numa.
Ovidio narra che alla morte del Re, Egeria presa dalla disperazione si sciolse in lacrime, trasformandosi in una sorgente. Il luogo divenne sacro per le sue acque, infatti sembra che avessero il potere di guarire gli infermi.

Gli scudi di Giove ed il destino di Roma

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Si narra che Numa Pompilio avesse il potere di parlare con gli Dei, infatti invocò Giove sull’Aventino per svelargli il segreto per difendersi dai fulmini. Giove accontentò il Re, ma il giorno seguente Numa ebbe bisogno di una prova di fronte al suo popolo, così cadde dal cielo lo scudo sul quale era scritto il destino di Roma. Il Re, per confondere eventuali ladri e difendere il dono divino, fece fare undici copie dello scudo che divennero oggetto di venerazione sacra per i Romani. Sono i famosi scudi di Giove portati in processione dai Salii.

Associazione Coolture – Roma