Pezzo per pezzo vi vorremmo raccontare qualcosa sui sampietrini di Roma, ovvero su uno dei manti stradali più celebri d’Italia. Si tratta letteralmente di frammenti di storia del territorio romano, lavorati a mano e ordinati a blocchetti, per rendere più belle e confortevoli le passeggiate romane. Per la verità i sampietrini non sempre vengono amati ed apprezzati ma forse non è tutta colpa loro, bensì della scarsa manutenzione stradale !

Cosa sono i Sampietrini

esmpio di una strada antica con sampietrini

I sampietrini, detti alla romana i “serci”, sono di roccia magmatica, frutto del vicino Vulcano Laziale dei Colli Albani e possono essere definiti i “nipotini” dei più maestosi basoli delle vie consolari romane, da cui hanno ereditato caratteristiche di durevolezza e funzionalità.
Buona passeggiata nella storia !

Storia dei sampietrini- Fedeli al papa

facciata della basilica di san pietro u un sampietrino

A partire dalla fine del Cinquecento i papi hanno letteralmente spianato la strada ai sampietrini, determinando il loro successo, grazie alla loro robustezza e capacità di adattarsi ad ogni fondo stradale.
In particolare il “campione dei sampietrini” fu Sisto V, il papa che più di ogni altro si prodigò a migliorare l’impianto urbanistico della città, forse perché la voleva ancora più eterna. Ebbene, si tramanda che proprio all’epoca di Sisto V, tra il 1585 al 1590, egli abbia fatto selciare ben 120 strade !

Ma perché i “sampietrini” si chiamano esattamente così?

Il nome deriva proprio da Piazza San Pietro, che fu anch’essa lastricata con queste caratteristiche pietre nel Seicento, pare, dopo che la carrozza di un papa aveva rischiato ribaltarsi a causa del precedente manto stradale.

Serciaroli

i lavoratori abruzzesi del manto stradale romane

Nacque così l’arte dei “serciaroli”, forzuti artigiani armati di un martellone di legno denominato, in romanesco, il “mazzabecco”.
In passato i serciaroli provenivano soprattutto dalla provincia dell’Aquila e lavoravano a Roma stagionalmente. Talvolta i più capaci si facevano un nome, o meglio, venivano identificati con soprannomi che sembrano usciti da un film di Carlo Verdone: “Asso de coppe”, “Tripicchia”, “er Gallo”, “Mandrella”, “er Vaccaretto”.
Quest’ultimo, il più famoso, è rimasto nella storia per la sua capacità di allineare sul suolo di una strada anche 6000 selci in un giorno, così da coprire 60 metri quadri.

Il cuore di Nerone

Sampietrino in porfido a Piazza San Pietro

Nella maestosa piazza San Pietro è difficile soffermarsi sulle piccole cose, del resto ci si sente altrettanto piccoli rispetto alle opere dei grandi artisti che vi lavorarono.
Nondimeno, tra i circa 2 milioni di sampietrini della piazza, ci preme segnalarne uno in particolare, unico nel suo genere, esso è situato nel riquadro “sud-ovest” della Rosa dei Venti e si tratta di un sampietrino di porfido rosso che reca scolpito un cuore, detto il Cuore di Nerone.

La storia del Cuore di Nerone

Ebbene si racconta che molti anni fa alcuni bambini, mentre giocavano in piazza San Pietro, si accorsero per primi dell’esistenza di questo rilievo e da allora cominciarono a chiamarlo “il cuore di Nerone”!
Ed ecco che subito dopo, grazie all’immaginazione e alla vena poetica popolare, si diffusero le ipotesi più fantasiose e disparate.
C’è chi si domandava: che sia forse il cuore di Michelangelo, spezzato da uno sfortunato amore? Oppure, questo “cuore di pietra”, che sia un simbolo nascosto della vita priva d’amore di Gian Lorenzo Bernini ? Addirittura, per altri ancora, sarebbe una rappresentazione di un pomodoro… già rappresentato poco dopo l’importazione di questa pianta dalle americhe!
A questo punto, volete sapere la nostra ipotesi ? Forse non è un cuore, bensì una foglia d’edera! Per la precisione un frammento di un’antica vasca romana in porfido, “convertito” a sampietrino per la piazza.

vasca-romana

Di certo il “cuore di Nerone”, dal 1817, è una parte infinitesimale di una delle meridiane più grandi del mondo… Cioè da quando l’astronomo e naturalista Filippo Luigi Gilij ha adattato piazza San Pietro ad orologio solare, che ha per gnomone l’obelisco vaticano…

Le pietre d’inciampo

in ricordo degli ebrei del mondo

Le “pietre d’inciampo”, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, sono in grado di trasformare il normale tessuto urbano in un monumento dall’alto valore storico.
L’iniziativa consiste nell’incorporare, nel selciato delle strade di varie città europee, delle targhe di ottone grandi come un sampietrino, sulle quali sono incisi il nome di una vittima del nazismo, il suo anno di nascita, l’eventuale luogo di deportazione e la sua data di morte.
Dunque le pietre d’inciampo, poste davanti alle abitazioni di tali persone o presso il luogo in cui esse furono fatte prigioniere, vogliono ridare identità a chi fu ridotto a semplice numero, poco prima di essere barbaramente ucciso, e soprattutto vogliono creare un “inciampo mentale” su cui riflettere, per continuare a camminare verso il futuro.

Sampietrini come souvenir

sampietrini come gioelli

Questi nostri “sassi” sembrano avere un fascino particolare per chi li calpesta per la prima volta. Spesso protagonisti nelle foto dei vicoli del centro, sono ormai da molti anni oggetto di rapimento.
I visitatori della città eterna non si accontentano più di souvenir made in china, vogliono la vera Roma, cosi scelgono di mettersene un pezzo in valigia.
Certo le donne romane non protesteranno, i nostri amici non vanno molto d’accordo con i tacchi 90. Ma fuori Roma i Sampietrini sono diventati un oggetto da venerare, un gioiello da donare. D’altronde si sa, un sampietrino è per sempre.

Associazione Coolture – Roma


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