VISITA GUIDATA CON GUIDA UFFICIALE

Un edificio ricchissimo di storia che racchiude in sé vestigia romane, medievali e rinascimentali. Antica sede del Priorato romano dell’ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poi detti di Rodi e di Malta. Dal 1946 casa dell’Ordine di Malta.


La nazione più piccola del mondo



  • DURATA: 1 ora e 30 minuti
  • CONTRIBUTO: 20€ biglietto e guida inclusi
  • APPUNTAMENTO: piazza del Grillo, 1, Roma

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La nostra visita guidata

LA STORIA DELLA CASA DEI CAVALIERI DI RODI

A sinistra del foro vi erano alcune case romane che non vennero espropriate da Augusto, ed è proprio questo il nucleo della nostra casa.
Alcuni dicono che fosse appartenuta all’ordine dei Salii Palatinorum, misterioso ordine sacerdotale istituito da Numa Pompilio e consacrato a Marte, che ogni anno nel mese di marzo, attraversavano Roma agitandosi in una convulsiva danza. Mentre altri attribuiscono la struttura all’abitazione del console Sesto Pompeo.
Le strutture caddero in rovina forse sin dal V secolo , utilizzate come cava di materiali, e la zona assunse un aspetto paludoso in quanto l’acqua non riusciva a defluire durante le piogge.
E’ a partire dal IX secolo che le strutture tornarono a nuova vita, infatti le case e le rovine del foro vennero occupate e riutilizzate come monastero dall’ordine dei monaci basiliani.
L’ordine basava, e basa tutt’oggi, la propria aspirazione alla perfezione cristiana sulle regole dettate da San Basilio Magno. I monaci vivevano in piccole celle autonome e la loro giornata era scandita da 7 momenti di preghiera comune intervallati da lavori artigianali ed opere caritatevole verso i poveri.
Intorno al XII-XIII i possedimenti passarono gradualmente ad un altro ordine, i Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme.
Questi cavalieri sono attestati a Roma solo dal 1230, in una bolla in cui papa Gregorio IX concede all’ordine alcune proprietà proprio nella zona dei monaci basiliani.
Di questo passaggio non si conoscono i modi e i tempi esatti ma la storia dell’ordine è molto più antica, infatti ….
È il XIV secolo il periodo cruciale per la storia della casa e per la storia dell’ordine stesso a Roma.
Da una parte nel 1312-4 la soppressione dell’ordine cavalleresco dei Templari autorizzava i cavalieri di Rodi ad appropriarsi di tutti i loro possedimenti;
dall’altra l’inizio dello scisma d’occidente e della cattività avignonese rese l’ordine uno dei pochi punti di riferimento per i papi in esilio, e soprattutto l’unico gestore locale dei possedimenti papalini in Italia.
Si formò così una nuova cerchia di potere e di averi che portò, tra il 1467 e il 1470, alla radicale ristrutturazione della loro casa. Fautore fu il Cardinale Marco Barbo, nipote di Papa Paolo II Barbo, che venne affiancato al Priore Giovanni Battista Orsini, amministratore dell’ordine.
Notiamo sulla facciata su Piazza del Grillo la cornice romanica a dentelli e una finestra a croce del ‘400.
I lavori furono realizzati contemporaneamente a quelli per l’edificazione del vicino palazzo Barbo, e usufruirono presumibilmente, almeno in parte, delle stesse maestranze.
L’opera fu condotta con larghezza di mezzi e nel gusto quattrocentesco che ancora si nota nelle finestre (assai simili, quelle su campo Carleo, a quelle del Palazzo di Venezia).
Quello che vediamo oggi è proprio la veste quattrocentesca voluta dal Barbo, ma non perché rimase immutata nel corso dei secoli.
Infatti a partire dal 1566, un secolo dopo i lavori del Barbo, il “cardinal nepote” del già inquisitore Pio V, Michele Bonelli detto l’Alessandrino, trasferì la sede del Priorato all’Aventino, iniziando nella zona una vasta operazione immobiliare e insediò nell’antico priorato un convento di suore domenicane Neofite, così dette per avere la missione di convertire al cattolicesimo le fanciulle ebree.
La Casa venne abitata dalle suore fino al 1924, anno in cui furono trasferite nel nuovo convento a san Martino ai Monti e l’edificio divenne proprietà del Comune di Roma.
Tra il 1924 e il 1932, per la realizzazione di Via dei Fori Imperiali, furono demolite le strutture medievali del convento di S.Basilio, della chiesa annessa (rimane il portale di ingresso) e di quelle delle suore dell’Annunziata, ma non la casa dei cavalieri, che nel 1945, grazie all’intervento del Gran Maestro e dell’architetto Guido Fiorini, subì un complesso restauro delle forme quattrocentesche e dopo 5 secoli l’ordine ne tornò proprietario.

STORIA DELL’ORDINE DEI CAVALIERI DI RODI

L’Ordine ospitaliero di San Giovanni in Gerusalemme nacque nella prima metà dell’XI secolo in Terra Santa ed era originariamente un ordine religioso per l’assistenza dei pellegrini cristiani.
I cavalieri ospitalieri erano monaci benedettini di Cluny, provenienti da Amalfi, che costruirono l’Ospedale di San Giovanni Elemosiniere presso il Santo Sepolcro: per questo, sulla loro tunica vi era la croce bianca della Repubblica di Amalfi, simbolo tutt’oggi dell’ordine e della loro bandiera.
Dopo la la Prima Crociata i cavalieri che ne facevano parte si occuparono anche della difesa dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme così i cavalieri iniziarono a dividersi tra membri militari e membri ospitalieri.
Nel 1187 Gerusalemme cadde di nuovo in mani islamiche, così l’Ordine si rifugiò per un breve periodo a Cipro, per poi conquistare dopo due anni di tentativi l’isola di Rodi, da questo momento verranno chiamati Cavalieri di Rodi.
I Cavalieri vennero costretti a lasciare l‘isola di Rodi nel 1522 dopo sei mesi d’assedio degli ottomani e girovagarono per l’Europa fino al 1530, anno in cui l’imperatore Carlo V concederà loro l’isola di Malta, divenendo così vassalli del Regno di Sicilia.
L’ordine cavalleresco, che nel frattempo era chiamato dei Cavalieri di Malta, rimase sull’isola fino all’invasione delle truppe francesi di Napoleone, quando i Cavalieri furono costretti a trasferirsi altrove, spesso nei loro Paesi d’origine: coloro che scelsero l’Italia trovarono la loro sede nel complesso di Santa Maria del Priorato, sul colle Aventino a Roma.

DESCRIZIONE DELLA CASA DEI CAVALIERI DI RODI

Davanti a noi si erge la facciata voluta dal Barbo, gli architetti riutilizzarono le strutture di un manufatto monumentale, convenzionalmente detto “terrazza domizianea”, residuo di una fontana monumentale alimentata dall’acquedotto Marcio, eretta nel punto in cui l’acquedotto diramava verso il Campidoglio, ma che non fu probabilmente mai completato in quanto venne inglobato nella testata del portico orientale del Foro di Traiano.

Scala Romana

Saliamo una scala romana nel quale possiamo vedere lo stemma dell’ordine, come detto la croce bianca della Repubblica di Amalfi. Al lato notiamo il canale di scolo delle pluviali medievale e romano.
(che era stata abolita nel 1470 e ripristinata poi nel 1946),
L’ingresso venne abolito nel 1470 ma vista l’impossibilità di aprire l’ingresso dal lato del foro di augusto, si pensò di ripristinare l’ingresso precedente ai lavori del Barbo.

Cappella Palatina di S.Giovanni Battista

Sempre durante i restauri del 1946 si trasformò l’atrio della domus romana nella Cappella Palatina di S.Giovanni Battista, protettore dell’Ordine. Nel ‘500 il mercante di grano Marcantonio Casciari lo ebbe in locazione insieme al convento basiliano, e lo utilizzava come stalla. Mentre durante l’occupazione delle monache il quadriportico venne adibito a lavanderia e coperto.
La chiesa è ricavata dal quadriportico delle casa romana a pilastri con archi in travertino. L’atrio, caratterizzato da ambiente quadrangolare con tre arcate con pilastri in travertino su ogni lato, è circondato da un ambulacro. L’altare è scavato nel muro romano ed è opera di Guido Fiorini.
Nella nicchia sono presenti resti di affreschi di una casa demolita nel quartiere Alessandrino, appartenuta all’architetto di Paolo V Flaminio Ponzio.
Sono presenti gli stemmi dei tre restauratori della casa: il Cardinal Ardicino della Porta, il Cardinale Marco Barbo e il Gran Maestro dell’epoca Ludovico Chigi Albani della Rovere.
Sull’altare si trova la statua di S.Giovanni Battista, opera di Alfredo Biagini, che s’ispirò alle opere di Donatello. Sempre dello stesso scultore sono i sei candelabri raffiguranti sei cavalieri dell’Ordine inginocchiati e reggenti un cero.

Salone d’onore

interno dell'edificio

In questo salone sono appese le bandiere delle otto “lingue” dell’ordine e due carte geografiche eseguite nel XX secolo dal professor Di Girolamo: in particolare a sinistra abbiamo l’isola di Rodi e di Malta, a destra gli antichi possedimenti dell’ordine.
(ispirati coloristicamente alle carte delle Loggie Vaticane – tratti da antiche carte geografiche)
La sala è arredata da 7 poltrone di noce del XVI secolo con sedili in cuoio.
Nella parte alta del muro notiamo la decorazione con due registri di affreschi, separati da una mensola: in quello inferiore sono dipinti festoni e bucrani monocromi su fondo ocra, mentre in quello superiore vi sono girali d’acanto monocromi con sfingi che incorniciano clipei con teste di Cesari e lo stemma familiare Barbo (un leone rampante con banda trasversale con dietro due chiavi della Chiesa e un nastro). Su una parete si apre l’arengario utilizzato per parlare ai cavalieri da parte del Pontefice o altre personalità dell’ordine.

Sala della Loggetta

Anche in questa sala i mobili sono XVI e XVII secolo
Nella sala troviamo la ricostruzione di parte dell’attico dei portici del Foro di Augusto: due cariatidi copie di quelle dell’Eretteo di Atene e clipei con al centro la testa di Giove Ammone.
Trova posto nella sala anche l’affresco di una “Deposizione” con Cristo tra la Madonna e S.Giovanni (presente prima nel parlatorio del convento dell’Annunziata di cui parlerò più avanti), attribuito a Sebastiano del Piombo. Risale al 1555 l’antico camino sul quale è stata riprodotta un’antica stampa del porto di Rodi, come si presentava nel 1480, alla quale sovrasta lo stemma del Gran Maestro dell’epoca, Pierre d’Aubusson.

Scala per piano superiore

Sulle pareti sono stati rinvenuti dei graffiti a carboncino raffiguranti un ritratto di Virgilio del XV secolo, circondato da versi virgiliani e da versi danteschi che lo descrivono.

Loggia – Terrazza

Durante i lavori di ristrutturazione, probabilmente eseguiti dalle stesse maestranze che in quel periodo stavano costruendo non molto lontano da qui Palazzo Barbo (Palazzo della Repubblica di Venezia), fu costruita la loggia che affaccia sui Fori, eretta su sostruzioni di enorme spessore.
La loggia è a otto arcate ed è decorata con pitture ad affresco, nelle quali sono rappresentati medaglioni con imperatori e paesaggi, realizzate da artisti della cerchia di Andrea Mantegna. E’ la visione di un mirabile giardino, al quale fa sfondo un delicato paesaggio che vuole rappresentare l’Oriente.

Dalla loggia-terrazza, nel ‘400 si affacciava il Pontefice per le benedizioni, inoltre la loggia sostituiva per molti mesi all’anno il salone, luogo di riunione e conviti.