VISITA GUIDATA CON ARCHEOLOGO

Il cosiddetto Auditorium di Mecenate venne scoperto completamente interrato nel 1874, nel corso dei lavori per l’apertura della nuova via Merulana.


  • DURATA: 1 ora e 30 minuti
  • CONTRIBUTO: 20€ biglietto e guida inclusi
  • APPUNTAMENTO: Largo Leopardi, Roma

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La nostra visita guidata

CHI ERA MECENATE

Mecenate fu un importante personaggio vissuto intorno al I secolo a.C.
Nato ad Arezzo da famiglia etrusca di ingenti ricchezze, si trasferì a Roma in giovane età e nella capitale divenne un alleato, amico ed influente consigliere dell’imperatore Augusto. Oggi lo definiremo Ministro dei Beni e delle attività culturali, carica oggi ricoperta da Franceschini.
Il suo amore per l’arte lo portò a formare un circolo di intellettuali e di poeti che incoraggiò e sostenne nella loro produzione artistica. Fra questi si possono annoverare Orazio, Virgilio e Properzio. Indubbiamente questo atteggiamento non era disinteressato.
Infatti la sua attività contribuì efficacemente a sostenere il regime che Augusto stava imponendo, un nuovo regno travestito da principato. Naturalmente gli scrittori da lui stipendiati elogiarono le sue attività e nei fatti sostenevano indirettamente il regime augusteo.
Si può parlare di un vero e proprio controllo dei mezzi divulgativi dell’epoca.
Se questo è vero, bisogna comunque ricordare come anche gli scrittori di età successiva, come Marziale e Giovenale ne tessero le lodi; inoltre anche gli imperatori successivi furono influenzati da questo nuovo interesse artistico, molti continuarono ad accumulare tesori ed a patrocinare gli artisti.
La fama di Mecenate come protettore degli artisti è riscontrabile oggi stesso. Infatti nel nostro stesso lessico il termine Mecenate nella nostra lingua indica una persona dotata di potere o risorse che sostiene concretamente la produzione creativa di certi letterati e artisti.

LA STORIA DELL’AUDITORIUM DI MECENATE

Il cosiddetto Auditorium di Mecenate venne scoperto completamente interrato nel 1874, nel corso dei lavori per l’apertura della nuova via Merulana.
Siamo a quattro anni dalla breccia di porta pia e dall’annessione di Roma al Regno d’Italia. L’annessione non fu priva di conseguenze per la città, infatti il nuovo Re Vittorio Emanuele II impose l’erezione di nuovi quartieri residenziali intorno al centro storico di Roma.
La nuova capitale umbertina non venne eretta sul nulla, infatti i palazzi che vediamo svettare intorno a noi distrussero una serie di grandi ville seicentesche che cingevano il cuore di Roma, favolose residenze aristocratiche immerse nel verde, nel nostro caso venne distrutta Villa Caetani.
Le residenze seicentesche riproducevano in parte una situazione simile che si creò nell’antica Roma.
Infatti il centro storico era cinto da una serie di splendide ville suburbane appartenute ai potenti romani, come gli Horti Lamiani, gli Horti Sallustiani ecc…
Una tipologia di impianti che si iniziò a sviluppare dall’età augustea ed ebbe il suo culmine in età imperiale, quando i ricchi e gli uomini politici fecero a gara nel farsi progettare le ville più lussuose.
Il nostro Mecenate non poteva essere inferiore agli altri, ma la zona scelta doveva essere bonificata, perché occupata dalla più estesa necropoli protostorica di Roma, la necropoli Esquilina, costruita appena fuori le mura serviane, la prima cinta di Roma, di cui possiamo ammirare uno dei pochi resti nel giardino e lungo il lato prospiciente la Via Leopardi, inglobate nell’angolo Sud dell’edificio.
Mecenate fece interrare la necropoli e progettò un’immensa villa con enormi giardini, un luogo verde meraviglioso alimentato dagli acquedotti (Marcio, Claudio, Anio Vetus e Anio Novus) che entravano a Roma passando per l’Esquilino.
Il nostro cosiddetto Auditorium era una piccola parte di questo complesso lussuoso.
La sua attribuzione fu possibile grazie al ritrovamento di una conduttura di piombo recante iscritto il nome del retore M. Cornelius Fronto, proprietario degli horti Maecenatis in età adrianea.

L’INTERNO DELL’AUDITORIUM

La tecnica edilizia impiegata per la costruzione dell’edificio è l’opus reticulatum, che utilizza in questo caso unicamente piccoli cubilia e blocchetti di tufo di Grotta Oscura e dell’Aniene senza l’uso di laterizi.
L’attuale ingresso all’Auditorium è costituito da una rampa a gomito, pavimentata in opus spicatum, ossia mattoncini disposti a spina di pesce, e le pareti in opera reticolata sono coperte da intonaco bianco applicato in due strati.
La rampa manca della metà superiore, infatti il monumento era concepito parzialmente interrato già all’epoca della costruzione, all’esterno dovevano emergere solo la volta e la sommità dei muri.
In origine vi erano un’altra rampa laterale e una centrale, le quali vennerochiuse già in epoca antica successiva alla prima fase dell’Auditorium, come possiamo vedere dalle tamponature e dall’accenno della scalinata al centro.
Tramite la rampa arriviamo ad un pianerottolo pavimentato a mosaico con tessere bianche a mosaico appartenenti alla prima fase dell’edificio; si tratta del vestibolo dell’Auditorium sulle cui pareti sono stati murati numerosi frammenti di decorazione architettonica in marmo e in stucco riportati alla luce nella zona alla fine del secolo scorso.
Il vestibolo si apre sulla vasta sala rettangolare coperta da un tetto moderno a doppio spiovente, ma in origine dotato di copertura a volta.
Lepareti in opus reticulatum mostrano la picchettatura effettuate per favorire l’adesione dell’intonaco, sia quello affrescato che quello coperto da rivestimento marmoreo aggrappate con grappe di bronzo.

La sala termina con un’ampia abside semicircolare disposta sul lato corto opposto al vestibolo.
L’abside è occupata, per circa 4/7 dell’altezza complessiva, da una scalinata costituita da sette gradini concentrici, disposti quasi a formare una piccola cavea teatrale.
Proprio questa scalinata portò gli archeologi ad interpretare l’edificio come un Auditorum, ossia una sala da concerto.
Immaginiamo che l’edificio era completamente pieno di terra ed il ritrovamento di una struttura simile portò a questa facile ma errata identificazione.
L’identificazione romantica della destinazione d’uso dell’edificio come un “Auditorium“ è stata ormai concordemente abbandonata, data l’esiguità dello spazio della presunta cavea.
Si tratta invece di una fontana monumentale.
L’acqua sgorgava dai fori visibili nel gradino superiore dell’esedra, per poi defluire in un canale situato sotto al pavimento della sala.
L’acqua allietava l’ambiente con giochi d’acqua e creava frescura in un ambiente già interrato.
Si trattava probabilmente di un “triclinio estivo”, un luogo di riunioni conviviali e culturali. Alcuni versi di un epigramma del poeta greco Callimaco, rinvenuti dipinti sull’intonaco esterno dell’abside, che alludono agli effetti del vino e dell’amore, costituiscono un’ulteriore prova dell’utilizzo della sala come un cenacolo di intellettuali.

LE DECORAZIONI INTERNE

Il nostro edificio ebbe una sua storia interna e come molti altri edifici a Roma subi dei rifacimenti.
E’ cosi che nel primo decennio del I sec. a.C i gradini dell’abside e i davanzali delle nicchie furono rivestiti da lastre di marmo, il più antico mosaico della sala con un pavimento a piccole tessere bianche venne coperto in opus sectile.
Inoltre durante questa fase furono decorate le pareti e le nicchie che vi si aprono e le cinque nicchie che scandiscono la parete curva dell’abside.
Nonostante il precario stato di conservazione il complesso sistema decorativo è ancora parzialmente leggibile; si tratta di una decorazione policroma eseguita ad affresco e riconducibile al terzo stile pompeiano, detto stile ornamentale, nel quale non vi sono accenni di tridimensionalità dello stile precedente lasciando il posto a strutture piatte al centro delle quali venivano dipinti a tinte chiare piccoli pannelli (pinakes) raffiguranti scene di vario genere.
Si tratta di una tipica decorazione di terzo stile con paesaggi, giardini ed un basso fregio monocromo con scene figurate.

Le pareti hanno uno sfondo con colore rosso cinabro (hp. pompeiano), sul quale erano dipinti candelabri con pavoni in posizione araldica, interrotto solamente da un fregio su fondo nero raffigurante scene dionisiache e giardini miniaturistici.
La decorazione delle pareti era completata in alto da una cornice modanata in stucco con ovoli e palmette (due frammenti della cornice sono visibili murati lungo la parete Nord del cd. vestibolo).

* sulla parete sinistra si vede l’ubriachezza di Dioniso soccorso da un Satiro che ha appena terminato la corsa per raggiungerlo
* è già sorretto da una figura femminile che gli stringe il braccio intorno al torso; si aggiungono una capra e una Menade vestita di celeste
* sulla parete destra si vede la processione dei suoi seguaci tra i quali Sileno su un asino ed il sacrificio di una capra

Le nicchie della sala e dell’abside furono affrescate internamente come se fossero delle finestre, aperte su lussureggianti giardini ricchi di vasche e fontane e animati da piccoli uccelli in volo: nicchie al posto di finestre con pitture che offrono un affaccio ideale su quelli che dovevano essere i giardini esterni e che certamente dovevano avere una egual ricchezza.
Ciascuna nicchia era decorata secondo uno schema con un albero al centro, posto oltre una balaustra marmorea con una rientranza centrale dove si trova una fontana o un vaso. Gli alberi di contorno, mossi dal vento, sono popolati da un vasto numero di uccelli in volo e posati. La presenza delle nicchie reali obbligò gli artisti a inventare un modo di occupare gli spessori superiori, che furono decorati con un’artificiosa pioggia di fiori.

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