Tornando alla storia della Tomba di Paolo III, la statua alla destra del papa una signora anziana allegoria della Prudenza venne identificata con la madre del pontefice, Giovannella Caetani.

Ma osservando attentamente il viso della vecchia signora ci viene in mente il profilo di un altro personaggio, Dante. Confronto azzardato ma se fosse realmente l’ultimo “ringraziamento” di Michelangelo a papa Paolo III, ma facciamo un passo indietro.

Il Farnese aveva avuto il piacere di ammirare il Giudizio Finale la notte di ognissanti del 1541, ma ancor prima che l’affresco fosse terminate le critiche alle nudità della Sistina si annidavano tra le stanze vaticane, al punto che il ben noto Maestro di Cerimonie del Papa, Biagio da Cesena, li definì adatti “da stufe (bagni termali) e d’osterie” piuttosto che la cappella pontificia.

Michelangelo di tutta risposta rappresentò uno dei personaggi del Giudizio con le fattezze del rivale, non a caso fu scelto Minosse, giudice delle anime nell’Ade. Quando Biagio si lamentò della somiglianza, Paolo III sghignazzò e rispose riferendosi espicitamente a Dante: “Messer Biagio, voi saprete, che io ho potestà da Dio in cielo e in terra, conseguentemente non estendendosi l’autorità mia fino all’inferno, avrete pazienza se io non posso liberarvene. Se t’avesse messo nel purgatorio, farei di tutto per levarti; ma nell’inferno non posso fare nulla”.

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