Nell’antichissima chiesa di San Nicola presso monte Savello accadde un fatto misterioso. Tanto tanto tempo fa, c’era un vecchio artigiano che lavorava la seta e i merletti. Era vedovo, ma aveva una figlia chiamata Colomba che proteggeva e nutriva, le aveva fatto studiare musica, danza, poesia e sognava per lei un grande avvenire. Gli affari cominciarono ad andare male, la gente non spendeva più. La figlia, giovanissima e piena di vita amava il lusso e l’allegria chiedendo sempre più regali senza rendersi conto che la situazione economica del padre era sempre peggiore. Il vecchio parlò alla figlia, ma questa scrollava sempre le spalle. Era circondata da giovani cavalieri che la volevano in sposa, ma lei rispondeva sempre: «Tata non vole» cioè papà non vuole. Questa frase divenne così proverbiale che lei stessa fu chiamata da tutti “Tata non vole”.

Nonostante tutto un giovane affascinante conquistò il cuore della ragazza e ne divenne l’amante. Quando gli affari del padre andarono definitivamente in rovina, Colomba partì con il suo innamorato lasciando il padre nella disperazione e solitudine più nera.

Con il tempo Colomba si rese conto della vera indole del suo innamorato che, dopo aver sperperato tutti i suoi soldi nel lusso e nel gioco, trovandosi a corto di denaro, obbligò la fanciulla a vendersi per pagare i suoi debiti. Colomba viveva nel ricordo dei suoi sogni di bambina.

Quando si accorse di essere incinta prese coraggio e tornò a Roma. Lì partorì presso una comare e poi, timorosa cercò il padre. Ma il padre, condannato per debiti, giaceva in un’oscura prigione lì dove oggi sorge la chiesa di San Nicola in carcere. Il crudele pretore l’aveva condannato a morire di fame. La figlia chiese il permesso di poterlo vedere, il capitano delle guardie, impietosito, le concesse una visita tutti i pomeriggi, almeno finché non fosse sopraggiunta la morte. Quando il padre la vide pensò di essere morto e di stare in Paradiso. La figlia lo abbracciò gettandosi tra le sue braccia e così si confidarono tutti i loro dolori ed i loro segreti:

«Dove sei stata tutto questo tempo?» lei singhiozzava allora lui gli disse di non dirle nulla per non turbarla ancora. Colomba gli chiese perdono, ma lui gli disse che non aveva nulla da perdonargli e che il male lo aveva fatto solo a sé stessa «… ma ora sorridi e dimentica …» Passò il tempo ed il padre felice di rivederla non voleva morire e sopravviveva alla condanna a morte. Il capitano delle guardie, perplesso, fece perquisire la figlia da una donna convinto che lei portasse, non vista, da mangiare al padre prigioniero avendo visto molti giovani più robusti del vecchio morire in poco tempo. Era un uomo avvezzo a veder le persone soffrire per la condanna e non si inteneriva facilmente per il prossimo, ma vedere quella storia di pietà filiale lo turbava. Quale miracolo manteneva in vita quell’uomo? Era magia nera o miracolo?

Un giorno, mentre Colomba era in visita al padre, il capo delle guardie aprì senza far rumore la scura e piccolissima cella. Nelle tenebre vide due forme muoversi. Quando i suoi occhi si abituarono al buio vide il vecchio e sua figlia vicini. La figlia aveva il seno scoperto gonfio di latte e lo porgeva al padre, ormai allo stremo delle forze e tremando gli diceva: «bevi, ristorati. Tu mi hai dato la vita ed io ho rischiato di sprecarla. Ora bevi che io possa tenerti in vita ancora un po’. Padre mio ora posso pagare il grande debito che ho con te.» Il capo delle guardie restò di sasso. Si precipitò dal pretore a raccontare il fatto così insolito e inquietante, fatto che scorse subito sulle labbra di tutti. Anche il cuore del pretore si sciolse e concesse la grazia all’uomo affinché potesse terminare i suoi giorni accanto alla figlia ed al nipote. Il gesto di Colomba fu raffigurato da pittori e artisti cantato da poeti e musicisti. «Bevi e vivi o vecchio. I rami del cielo non hanno una simile rugiada»

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