Sembrerebbe un paradosso ma la maggior parte vivevano in “grattacieli”: le “insule romane”, che per l’epoca erano per noi come i grattacieli di New York.

Sembra che tra il 100 ed il 200 d. C. fu costruito, in pieno dentro di Roma, un vero “mostro” dell’edilizia. Non conosciamo a fondo l’altezza, ma ai tempi stupì tutti per le sue dimensioni. Il suo nome era: “insula Felicles”.

E’ straordinario come oggi, a tanti secoli di distanza, sia possibile ammirare i resti di alcune “insulae” tutt’ora in piedi. Una si trova accanto al monumento a Vittorio Emanuele di piazza Venezia, sul suo lato destro, poco prima della scalinata dell’Ara Coeli, si notano i resti anonimi di un’abitazione diroccata in mattoni a più piani. Non ha certo l’attenzione che meriterebbe, ma ormai è risaputo che quando si hanno sotto gli occhi molti tesori spesso i più importanti restano nascosti dall’imponenza di altri. Ancora più impressionante è l’”insula” che si trova ai mercati traianei, a due passi da via nazionale: la si vede innalzarsi fino al tetto e da l’idea dell’imponenza di questi edifici, che spesso arrivavano a toccare sei piani e superavano con il tetto i venti metri di altezza. Non meno importante è quella di Ostia, dove tra i resti di varie insulae troviamo quella di Diana. Alcune sono visitabili all’interno e possiamo salire le scale, trovarsi sui pianerottoli ed entrare nelle stanze del primo e del secondo piano.

Si, la maggior parte dei romani vivevano in insulae, proprio come oggi viviamo nei super condomini. A Roma, grazie a ritrovamenti catastali, ne conosciamo il numero esatto sotto l’imperatore Settimio Severo: 46602 contro le tipiche case dei patrizi romani che erano 1797. Carcopino, uno storico francese vissuto verso la fine del 1800, fece una considerazione molto interessante: se Roma copriva allora 1800-2000 ettari di superficie ed ospitava all’incirca 1,2 milioni di abitanti nel momento del suo massimo splendore, è evidente che non c’era spazio per tutti. A maggior ragione se si contano le aree dove per legge erano proibite le abitazioni (un intero colle come il Palatino, dove viveva l’imperatore, oppure i 200 ettari del Campo di Marte, che annoverava i templi, tutti i palazzi amministrativi …) La soluzione fu semplice ed efficace: si trovò nuovo spazio costruendo verso l’alto, insomma edifici a più piani.

Il numero dei piani rialzati in tutta la città doveva essere davvero enorme, se già all’epoca un retore, Elio Aristide, poté esclamare che se tutte le case fossero state portate al livello del terreno, Roma si sarebbe di colpo estesa fino all’Adriatico. Oggi nessuno si stupisce più nel vedere condomini e alti palazzi, ma nell’antichità, in un mondo dominato da una miriade di piccoli villaggi, con pochi centri urbani le cui case solitamente non superavano i due tre piani, vedere una città popolata da “mostri” dell’edilizia come le insulae era un vero shock per chiunque arrivasse la prima volta a Roma.

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