Un nome spesso ricorrente nelle incisioni dei marmi di tanti monumenti romani è sicuramente quello del grande mecenate Camillo Borghese, passato alla storia con il nome di Paolo V. Nei suoi 16 anni di pontificato, tra il 1605 ed il 1621, egli dette il meglio di sé per riassestare lo Stato Pontificio e per esercitare una politica di rilevante importanza nel gioco degli equilibri tra le maggiori potenze di allora. Nel suo intimo era tormentato di frequente dal dubbio di non avere mai fatto abbastanza a favore della “Regina del Cielo”.

Devotissimo alla Madonna, non lasciava mai cadere nel vuoto le minime occasioni per indicare Maria come fonte di misericordia, come “ianua Coeli” (porta dei cieli).

Nell’estate del 1613 si era diffusa la voce che davanti alla porta principale della basilica di S. Maria Maggiore all’Esquilino, doveva essere innalzata la meravigliosa colonna di marmo bianco, ancora giacente nel cosiddetto Tempio della Pace, la basilica un tempo fatta costruire da Massenzio. Si trattava di un’impresa tutt’altro che facile con i mezzi tecnici di allora. Ma non si pose tempo in mezzo e sotto la direzione di Carlo Maderno i lavori procedettero su modello del criterio seguito dal Fontana per l’innalzamento degli obelischi di Sisto V. Nel mese di ottobre la gigantesca colonna era abbassata a terra e nell’aprile del 1614 ebbe felicemente definitiva collocazione al nuovo posto. Il papa volle destinare a coronamento della colonna una statua di bronzo in onore della Vergine. Chiamato da Parigi lo scultore Guglielmo Bérthelot, gli fu dato l’incarico di eseguire il modello. Egli accettò di buon grado ed in breve tempo nella fonderia dei romani Domenico Ferrerio e Orazio Censore fu messa in atto la fusione.

Il 18 luglio 1614 la statua della Madonna, riccamente dorata, svettava nel cielo in cima alla colonna. La base fu arricchita con lo stemma in bronzo della famiglia Borghese. Le iscrizioni fanno presente che papa Paolo V, durante tutto il periodo della realizzazione del monumento, fu illuminato e guidato dallo stesso pensiero di Sisto V: mettere al servizio del culto cristiano un monumento, appartenente un tempo al paganesimo. Così, come avvenne per gli obelischi, anche sulla colonna fu eseguito l’esorcismo.

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