All’ingresso della Basilica Vaticana c’è un’enorme statua rappresentante S. Paolo e non è mai stata considerata una statua “parlante” sia ieri che oggi di statue chiacchierone se ne contano sei: Pasquino, la più loquace, Marforio, suo diretto interlocutore, il Babuino, il Facchino, l’Abate Luigi e Madama Lucrezia.

Nonostante ciò una volta “parlò” anche S. Paolo. Vediamo come e cosa disse.

Dopo, sulla strada di Damasco, essere stato fermato dalla misteriosa voce di Dio, Paolo divenne un grande Apostolo e, per la vasta opera di redenzione da lui intrapresa, gli diedero il nome di “Apostolo delle genti”, portando la sua gloria cristiana, qui a Roma, insieme al Principe degli Apostoli: S. Pietro.

In seguito al loro martirio decretato da Nerone e subito quasi contemporaneamente nel 64 d. C., i due santi cominciarono ad apparire affiancati nelle iconografie: S. Pietro rappresentato con le chiavi, a riprova della sua potenza spirituale, e S. Paolo che brandisce la spada, ma con gesto pacifico con la punta della spada rivolta verso il basso, come tutore della potenza materiale della chiesa.

Numerosissime sono le statue che li rappresentano, in tutta Roma, nei simbolici atteggiamenti. Però nella statua presente all’entrata del vaticano, ad opera dello scultore Tadolini, il suo atteggiamento è diverso da quello tradizionale, e la sua spada è rivolta verso l’alto (ripresa poi dallo scultore Giuseppe Obici per la statua nella nuova Basilica all’Ostiense dedicata a S. Paolo), in netta contraddizione con la santa mansuetudine dell’Apostolo dimostrata dopo la sua conversione.

Lo spirito, sempre acuto dei romani, non fece passare in silenzio questa strana posizione della spada e sollevò un vero “brusio” che forse lo scultore non meritava. In quella spada, infatti, il popolo romano volle vedere un ammonimento se non addirittura una “minaccia per le nuove idee che in quel periodo si manifestavano”.

Si parlò e discusse tantissimo su questa scelta del Tadolini, ed un anonimo poeta, interpretando a suo modo l’atteggiamento dell’Apostolo e approfittando che il santo si trova nella posizione di leggere un editto, volle appendere ai libri che S. Paolo tiene con la mano sinistra un cartello con i seguenti quattro endecasillabi a rime doppiamente baciate: «Se un giorno alzai la spada contro Cristo / poi l’abbassai dopo averlo visto / E’ bene che tu sappia, o mondo tristo, / ch’or la rialzo per amor di Cristo».

Ma la quartina, secondo il costume dell’epoca, si prestò anche ad una “coda”. Infatti un altro anonimo poeta riprendendo il tema del fiero ritorno di Paolo a maneggiare la spada, scherzosamente aggiunse questi due endecasillabi: «Il che sarebbe il più sicuro indizio / che il lupo cambia il pelo, ma non il vizio».

E l’arguzia romana si manifesta ancora una volta.

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