Oggi non parleremo di Roma antica o medievale o Rinascimentale, ma di una Roma più vicina ai nostri giorni: La costruzione del quartiere dell’ EUR

Quando l’allora volontà politica propose a Roma a sede di una esposizione universale, una vasta zona di terreno divenne il centro di un nuovo e moderno quartiere.

Questa fu definita ”la più impostante scelta urbanistica di Roma moderna”, e che concretizzava sulla direttrice del mare un decentramento urbano già previsto nell’antico progetto della «città lineare» tra Roma e Ostia, concepita come una “grande arteria di scorrimento con ville intramezzate da piazze e giardini”. L’architetto Marcello Piacentini, soprintendente delle opere architettoniche ed ornamentali dell’ E.U.R.(Esposizione Universale Roma), così fu denominato l’ente dopo la guerra, accogliendo nella vasta area gli impianti sportivi delle Olimpiadi chiamò Raffaele de Vico a curarne l’ambientazione.

Motivo ornamentale della composizione paesaggistica è il grande lago, fungente anche da deposito idrico antincendio, che si estende ai piedi dell’altura dominata dal Palazzo dello Sport ed a questo visualmente legato da una grande cascata d’acqua che con effetti di getti laterali ad arcobaleno crea un grandioso scenario. Pioppi, lecci, pini, tassi e cipressi ombreggiano la zona sportiva, dove emerge la scultura bronzea che Emilio Greco ha modellato come simbolo delle Olimpiadi del 1960. Blocchi di pietra rustica mediano l’aspetto del luogo dove si innalzano, specchiandosi nel lago, opere architettoniche.

Nel parco, tra i sentieri, acquista particolare valore il Viale del Giappone, così chiamato in ricordo dei 3.000 ciliegi donati nel 1960 dall’imperatore del Giappone e piantati lungo i 2.200 metri circa del viale.

Le Olimpiadi del 1960 favorirono la sistemazione di molte zone cittadine fino ad allora trascurate, dando l’occasione di completare aree verdi intorno agli impianti sportivi del Foro Italico, come previsto nel progetto dell’architetto Del Debbio nel 1927.

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