Fino alla fine del Settecento, quasi tutti i palazzi romani possedevano un giardino, una lussureggiante oasi del cuore della città. Oggi, dopo oltre trecento anni, la maggior parte degli spazi verdi su cui si affacciavano le finestre delle dimore gentilizie è scomparsa, inghiottita dall’avanzare del cemento. I giardini sopravvissuti sono pochissimi; tra i più affascinanti figura quello di Palazzo Borghese (largo Fontanella Borghese, 19), in fondo al maestoso cortile porticato realizzato da Flaminio Ponzio dopo il 1605 per conto della famiglia di Paolo V.

Dietro alle ampie arcate della loggia a due piani, si intravedono le cime degli alberi di lauro del giardino situato ad un livello leggermente più basso del cortile. Ma è solo dopo aver voltato le spalle alle antiche statue sistemate sotto al portico che il luogo si mostra in tutta la sua bellezza: seminascoste dai rami degli alberi, le fontane inserite nel muro di cinta attirano immediatamente l’occhio del visitatore per l’abbondanza della decorazione. Ognuna di esse è strutturata intorno ad una grande nicchia posta all’interno di una maestosa edicola, sormontata da un timpano con putti, festoni di fiori e busti antichi, accompagnati, nella fontana centrale, da aquile e draghi, i simboli araldici dei Borghese. Ai lati, sostengono i timpani coppie di atlanti, in piedi su alti piedistalli. Nelle nicchie si possono ammirare i «bagni» di tre divinità: venere (fontana di centro), Flora (in quella di destra) e Diana (a sinistra), eseguite tra il 1672 e l’anno seguente da tre scultori. In ordine, Leonardo Reti, Francesco Cavallini, allievo di Cosimo Fancelli, e infine Filippo Carcani, che aveva avuto come maestri Ercole Ferrara e il grande Bernini.

Nessuno, però, è l’autore del rinnovamento del giardino segreto, voluto dal principe Giovan Battista Borghese nel 1672, dopo aver ottenuto dal papa il permesso di avere una maggiore quantità di acqua per il proprio palazzo. Una buona occasione per rifare il giardino: la moglie di Giovan Battista, Eleonora Boncompagni Borghese, si fa avanti e propone un artista da lei protetto, il pittore tedesco Johann Paul Schor, allievo di Pietro da Cortona, detto Giovanni Paolo Tedesco. Il principe accetta il suggerimento della consorte, e lo Schor si mette subito al lavoro, elaborando un progetto di grande effetto: una sorta di teatro semicircolare, ben visibile dall’ingresso sul giardino dell’appartamento privato della principessa, spartito da tre sentieri disposti a raggera che conducono alle fontane, fiancheggiati da antiche statue.

L’unico difetto di questa splendida scenografia barocca era il suo costo molto elevato: quando il pittore si presentò dal principe con la nota spese, venne cacciato in malo modo, e sostituito dal fido architetto di famiglia, Carlo Rainaldi. Quest’ultimo semplificò notevolmente il progetto del suo predecessore, e il giardino venne completato nel 1673, con soddisfazione dei principi Borghese.

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