Oggi parleremo del “Cerretano”, nome che deriva da Cerreto, un paesino che si trova in Umbria e da dove, per lo più, arrivavano a Roma. “Cerretano” diventato poi il “ciarlatano”, cioè colui che riusciva a vendere qualsiasi cosa, spesso imbrogliando, approfittando della sua parlantina e dell’ingenuità delle persone che lo stavano ad ascoltare.

Tutto si poteva vendere o spacciare per vero, pur di fare cassa. Chiaramente queste persone possedevano una particolare padronanza dell’uso delle parole che permetteva loro di spacciare per miracoloso un unguento o un elisir di lunga vita.

Oltre a tutti questi “toccasana” per la salute, per far ricrescere i capelli, per allungare la vita, i “cerretani” vendevano santini benedetti e reliquie miracolose.

Chiaramente strane reliquie non riconosciute dalla Chiesa, come “l’acqua del Giordano” garantita per convertire gli ebrei, o la “piuma dell’Arcangelo Michele”, acquistati da qualche bifolco credulone che li stava ad ascoltare a bocca aperta.

In questo periodo è un mestiere molto redditizio ed i ciarlatani giravano fermandosi sulle piazze più popolose richiamando le persone dall’alto di un palco con dei cartelloni che pubblicizzavano il loro prodotto, offrendo a prezzi “modici” unguenti, amuleti, il tutto spesso corredato da appositi compari che arrivano gridando quanto avessero speso bene i loro soldi e comprando i prodotti in gran quantità alla presenza dei poveri futuri truffati.

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