Anni 50, mezzanotte, un forte temporale, una fuoriserie sfreccia per via Francesco Crispi. Ecco che una ragazza attraversa improvvisamente la strada deserta, con una brusca frenata la macchina inchioda e si ferma a pochi centimetri dalla giovane donna. La ragazza, salva, è tremante dalla paura così come il giovane che conduceva la macchina. Scende dall’auto per rimproverarla, ma la bellezza ed il candore della ragazza sono sconcertanti. Allora da arrabbiato diventa premuroso, accenna allo scampato pericolo, e la invita a bere qualcosa in un bar. Simpatizzano. Antonio e Marisa i loro nomi. La fanciulla è a due passi da casa. Un palazzo antico. Decidono di salire insieme le strette e buie scale fino all’ultimo piano, dove Marisa alloggiava, un appartamentino modesto, ma accogliente. Si prendono un caffè e scambiano quattro chiacchiere, poi lui va via. La bellezza di Marisa lo ha colpito molto, quindi il giorno dopo lui torna da lei con un mazzo di rose. La portiera lo ferma chiedendogli dove andasse e lui, felice con ancora il ricordo del caffè preso insieme, le dice che va nell’appartamento dell’ultimo piano, da Marisa. La donna, stupita comincia a guardarlo in modo strano e gli dice: «L’appartamento è vuoto, la signorina è morta un mese fa proprio qui davanti, investita da un’automobile. Era mezzanotte e pioveva a dirotto». Immaginate l’incredulità e lo stupore di Antonio. «solo poche ore fa sono salito nel suo appartamento con la signorina» dice alla portiera e la prega di accompagnarla all’ultimo piano. Entrano e sul tavolo del salotto ci sono ancora le due tazzine sporche di caffè, ma Marisa era morta veramente un mese prima, investita da un’automobile. Dell’episodio si interessarono tutti i giornali dell’epoca, ma il suo fantasma è il meno conosciuto a Roma.

Il più noto è sicuramente quello di Donna Olimpia Pamphili, la famosa “Pimpaccia” di piazza Navona, cognata di Innocenzo X, che nelle notti di plenilunio, partendo su un cocchio dorato dalla sua villa gianicolense, attraversa di corsa ponte Sisto lasciando dietro di se una scia di fuoco.

Su ponte S. Angelo, la sera dell’11 settembre, anniversario della sua decapitazione, appare puntualmente Beatrice Cenci. Generalmente sosta presso la statua di S. Paolo, o passeggia lì vicino portando la sua testa in mano.

Il Pincio, l’antico “Colle Hortulorum” forse teatro di alcune sue dissolutezze, è il luogo preferito da Messalina, la moglie dell’imperatore Claudio, mentre la famosa cortigiana Imperia, amante di Agostino Chigi, preferisce passeggiare tra Villa Celimontana e la Passeggiata Archeologica.

Eccezionale è Nerone, che si può incontrare sia a Monte Sacro (p. Sempione) dove fu ucciso o aiutato nel suicidio dal liberto Epafrodito, e sia al Muro Torto presso cui il suo cadavere venne sepolto, o ancora è stato visto aggirarsi sulla via Cassia piangendo di rabbia per dimostrare il suo disappunto che lui con il sepolcro di Publio Vito Mariano non c’entra proprio niente. Ma i romani, che fanno e pensano sempre come pare a loro, non ci credono e chiamano quel luogo: Tomba di Nerone.

Ma non abbiamo finito con i nostri cari fantasmi. Bartolomeo Pinelli, noto illustratore di fatti e costumi della vecchia Roma, continua a frequentare via del Lavatore, nell’affannosa ed inutile ricerca della scomparsa “Osteria del gabbione”.

Molto assidua, presso piazza Farnese, è la presenza notturna di papa Alessandro VI. Papa Borgia sempre arrabbiato perché le sue ossa sono state sepolte insieme a quelle di suo zio papa Callisto III.

Abbiamo anche Cola di Rienzo, che preferisce sostare a piazza dell’Aracoeli, quasi con l’intenzione di procedere ad una seconda inaugurazione della celebre scalinata, visto che i romani gli hanno erroneamente attribuito anche la prima.

Eco questi sono alcuni dei fantasmi che potremmo incontrare la notte nelle strade di Roma. Ma non c’è da preoccuparsi: sono tutti fantasmi buoni.

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