Tra viale Trastevere e piazza San Cosimato si trova l’antico e famoso convento di S. Cosimato con chiesa annessa che purtroppo non sono riuscito a vedere in quanto chiusa.

Il monastero è di origine antichissima, fu fondato secondo alcune fonti da tal Benedictus Campaninus intorno al 950 d.C. seguendo la regola benedettina; fu intitolato ai Santi Cosma e Damiano, da cui la corruzione in Cosimato, ma era anche noto con l’appellativo “in mica aurea” nome forse derivato dalle vicine spiagge del Tevere coperte di rena giallastra. Fino al 1234 vi alloggiarono i Benedettini. Passò poi alle Clarisse che lo gestirono per secoli finché nel 1891 il Comune di Roma lo requisì per farne un ospizio per anziani; nel 1960 divenne ospedale con il nome di Nuovo Regina Margherita ed è tuttora in funzione.. Fino a poco più di un secolo fa la grande abbazia sorgeva isolata nella verde campagna romana in una tranquilla solitudine. Oggi è, purtroppo circondata dal caos più completo, stretta d’assedio da una moltitudine di autovetture, annerita dagli scarichi dei numerosi autobus che passano nelle vicinanze. Dell’antico monastero oggi rimangono pochissime tracce essendo stato inglobato nell’ospedale Nuovo Regina Margherita. Se entriamo e ci rechiamo verso gli sportelli del “CUP” possiamo ammirare due tra i più bei chiostri di Roma. Uno romanico (XI-XII secolo), il più vasto di Roma, con esili colonnine binate, le pareti sono arricchite da una serie di reperti marmorei generalmente provenienti dalle varie fasi costruttive/demolitive del complesso; l’altro rinascimentale (sec XV), sopraelevato rispetto al primo, fu costruito al tempo di Sisto IV a pianta quadrata con doppio ordine di pilastri ottagonali in laterizio, al centro un pozzo dell’epoca di Pio IX. Purtroppo l’incuria e l’uso improprio dell’edificio lo hanno danneggiato e ne rendono difficile la lettura e la comprensione. Uscendo dal chiostro più antico, il romanico, entriamo nel giardino che precede la chiesa di S. Cosimato. Al centro troviamo un’antica vasca in granito oggi trasformata in fontana.

La chiesa, di cui ho potuto ammirare purtroppo la sola facciata esterna, risale al tempo di Sisto IV (1471-1484); il famoso papa Della Rovere, in occasione del Giubileo del 1475, aveva infatti ricostruito la chiesa dalle fondamenta. La facciata è in mattoni ed è attribuita a Baccio Pontelli, è a un solo ordine, coronata da un timpano triangolare. Il portale è ornato da una ricca cornice marmorea e reca sull’architrave un’iscrizione dell’epoca di Sisto IV. In alto, ai lati del portale, due finestre ad arco.

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