Nel 1777, diretti dall’architetto Giovanni Stern, i lavori di rinforzo delle fondamenta dell’edificio donato da Pio VI alle monache Benedettine di S. Maria in Campomarzio, portarono alla luce una colonna di marmo di considerevoli dimensioni che risultò abbandonata addirittura in epoca romana. Misurava 11.85 m di altezza e aveva un diametro di 1,45 m. Pio Vi ordinò «che la colonna fosse co’ modi dell’arte cavata fuori».

Non era un lavoro facile. Occorreva una preparazione non indifferenti, fu per questo che i responsabili dei lavori si sentirono pronti solamente per il 14 maggio 1778. Tutto il necessario era stato preparato con particolari accorgimenti e cure, in special modo gli otto argani, al funzionamento di ciascuno erano poste ben 16 persone. Poco dopo l’inizio dei lavori, però, si verifico l’inconveniente della crepa di uno dei 4 travi maestri, appartenente all’armatura del castello. L’operazione fu sospesa fino a riparazioni ultimate. La mattina del 21 maggio 1778, la colonna finalmente venne estratta sotto la direzione di Pietro Albertini, allora un ingegnere ventiduenne della Fabbrica di San Pietro, con la soprintendenza dell’abate G. B. Visconti, Commissario delle Antichità di Roma.

La sistemazione della colonna non fu comunque immediata in quanto non fu possibile arrivare ad una soluzione logica attuabile. Così la colonna rimase per 77 anni accanto al palazzo di Montecitorio, dove l’aveva fatta trasportare lo stesso Albertini.

Si giunse all’8 dicembre 1854: papa Pio IX proclamò solennemente il Dogma dell’Immacolata Concezione ed espresse la volontà di erigere a Roma un monumento che ricordasse alle generazioni future il memorabile evento.

Il Commissario alle antichità Pietro Ercole Visconti avanzò allora il suggerimento di inserire nell’opera da erigere la colonna giacente a Montecitorio. Il pontefice fu così felice del consiglio che insignì il Visconti di una medaglia d’oro. Egli stesso, poi, indico in piazza di Spagna il luogo adatto per ospitare il complesso monumentale. Esaminati progetti di vario genere, la scelta cadde su quello dell’architetto Luigi Poletti e affidò la sovrintendenza generale dell’opera al ministro del Commercio, Belle Arti e Lavori Pubblici, monsignor Giuseppe Milesi Pironi Ferretti, suo parente e già delegato apostolico a Forlì, al quale si deve l’istituzione della prima linea telegrafica tra Roma e Terracina. La prima pietra del monumento fu benedetta il 6 maggio del 1855 dal cardinale Giacomo Filippo Franzoni, prefetto di Propaganda Fide.

La colonna fu liberata di ogni sorta di sporcizia accumulatasi nei tanti anni trascorsi in completo abbandono e, spinta da galeotti raggiunse piazza di Spagna dove, in un improvvisato cantiere, fu sagomata e completamente ripulita. Arrivarono poi 400 metri cubi di travertino per le fondamenta ed il basamento della colonna, mentre per le decorazioni, le statue e i bassorilievi furono portati, tra gli altri marmi, breccia africana, breccia di settebasi, bardiglio e marmo bianco. La sera del 18dicembre 1856 duecento pompieri eseguirono la complessa manovra dell’erezione. Il 5 agosto 1857 la statua di bronzo raffigurante la Vergine, opera di Giuseppe Obici, un modesto artista di Spilimbergo nel Friuli, fu innalzata sopra la colonna dai pompieri.

La solenne inaugurazione del monumento avvenne l’8 dicembre 1857 alla presenza di Pio IX che, dopo aver assistito in S. Maria del Popolo alla funzione religiosa, raggiunse il palazzo dell’Ambasciata di Spagna, per l’occasione agghindato a festa «con ricchi ed acconci artifici di pitture, di sculture, di epigrafi, per cura di S. E. Signor Alessandro Mon, Ambasciatore straordinario presso la Sante Sede di S. M. Isabella II».

Sulla facciata del palazzo l’architetto camerale Antonio Sarti aveva fatto installare su colonne enormi un balcone artificiale, destinato ad accogliere il papa per il rito dell’inaugurazione e della benedizione “Urbi et Orbi”.

Alla base del monumento appaiono le statue dei quattro Profeti che nella loro vita ebbero modo di parlare della Vergine: Mosè, il legislatore del popolo di Israele, scolpito da Ignazio Iacometti; Isaia, scolpito da Salvatore Revelli di Taggia; Ezechiele, scolpito da Carlo Chelli di Carrara; David, scolpito da Adamo Tadolini di Bologna.

I bassorilievi rappresentano l’Annunciazione (di Francesco Gianfredi), il Sogno di Giuseppe (di Nicola Cantalamessa Papotti), l’Incoronazione (di Giovanni Maria Benzoni), e la Promulgazione del Dogma dell’immacolata (di Pietro Galli).

Un terzo dell’altezza della colonna è avvolto da un grigliato di bronzo che, oltre ad arricchire la bellezza del monumento, serve anche a rafforzare il marmo. In cima alla colonna, al di sopra del capitello, un cilindro di marmo reca i simboli dei quattro Evangelisti. A loro volta essi sorreggono il globo terracqueo e la luna, su cui si eleva la statua dell’Immacolata, alta quattro metri e del peso di circa 70 quintali.

Un tempo sedici colonnette di marmi diversi, unite fra loro con aste di ferro, proteggevano il monumento alla base. Purtroppo per esigenze di spazio e traffico furono rimosse.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...