Nell’inverno del 1656 infuriava a Roma una terribile epidemia di peste. L’otto dicembre il popolo romano, rappresentato dai Conservatori, fece un solenne voto: avrebbe trasportato la veneratissima immagine di S. Maria in Portico, conservata nella chiesa di S. Galla, oggi distrutta, in un luogo, se l’epidemia avesse risparmiato la città. (Una parentesi per la storia di questa immagine: Nel 524 d. C., nel portico del palazzo di Santa Galla, una ereditiera romana che aveva deciso, dopo la morte del marito, di dedicare tutta la sua vita ai poveri, apparve la Vergine Maria. Galla, piena di stupore per l’evento si recò immediatamente nel palazzo del Laterano per avvertire il Papa Giovanni I dell’accaduto. La leggenda vuole che subito egli accorse nei pressi del portico con la curia e una moltitudine di folla che era venuta a conoscenza dei fatti e che, ammirato dinanzi a quell’evento pregò Dio perché gli mostrasse il significato di quel prodigio. Apparvero allora due angeli che depositarono nelle sue mani una preziosa icona con la quale benedisse la folla presente).

Quando il morbo cessò, Roma contò i suoi morti: 15.000. Tuttavia la promessa fu mantenuta e l’immagine sacra fu trasferita nella vicina chiesa di Santa Maria in Campitelli; questo avvenne il 14 gennaio 1662. In quello stesso anno si decise di riedificare la chiesa, dandole una forma più imponente; il 29 settembre fu posta la tradizionale prima pietra. I lavori furono affidati all’architetto Carlo Rainaldi il quale realizzò una delle più significative costruzioni del periodo barocco. All’inizio era stata progettata una chiesa a pianta centrale, ma durante i lavori la costruzione subì sostanziali modifiche. Nel 1667, anche se non ancora ultimata, S. Maria in Campitelli fu aperta al pubblico; i lavori furono completati nel 1729 ed in quell’anno avvenne la consacrazione.

La facciata in travertino è su due ordini di colonne corinzie (inferiore) e composite (superiore) completamente staccate dal fondo. Al centro della trabeazione si innalza un frontone triangolare.

L’ordine superiore, coronato da un doppio timpano triangolare e curvilineo, ha un grande finestrone centrale. Il portale è fiancheggiato da colonnine corinzie che sostengono un timpano mistilineo. Le numerose sporgenze e rientranze, le linee irregolari e le aperture creano un effetto chiaroscurale molto particolare, unico forse nelle chiese barocche romane.

L’interno alto ed imponente, ha una pianta molto complessa, a croce greca nel primo tratto, più stretta verso l’abside. Sulle pareti si aprono le cappelle laterali scandite da colonne scanalate e pilastri corinzi.

Appena oltrepassato l’ingresso, nella piccola cappella in fondo a destra, si trova un bel fonte battesimale del ‘400.

Sull’altare maggiore settecentesco, davanti ad un trionfo di angeli dorati, si eleva un tabernacolo con colonne tortili realizzato nel 1667 probabilmente da Giovanni Antonio de Rossi, contenente la famosa immagine di S. Maria in Portico.

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