«… un bel quadrato di fuori sostenuto da uno zoccolo … Ma i pilastri composti a due a due; le porte e le finestre sfigurate e con ornatacci insignificanti, e que’ frontespizi assurdi sono di Sangallo? Un certo Giacomo del Duca, discepolo di Michelangelo vi fece quella gabbia di grilli che fu il lanternino della cupola, e il medesimo vi avrà fatto quelle stramberie … »

L’autore di questa critica così infuocata è Francesco Milizia, uomo di cultura e teorico dell’arte del ‘700 (1721-1798); la chiesa di cui si parla è S. Maria di Loreto al foro Traiano, iniziata nel 1507da Antonio Sangallo il Giovane con lo zampino del Bramante di cui è il progetto iniziale del 1505 e terminata da Giacomo del Duca, allievo del Buonarroti, nel 1573-74. Qualche anno dopo il Consiglio dei Magistrati e Cittadini Romani incaricò lo stesso del Duca di sistemare e valorizzare tutta l’area archeologica intorno alla colonna Traiana.

Al posto di S. Maria di Loreto esisteva un’altra chiesa, regalata dal papa Alessandro VI nel 1500 alla Confraternita dei Fornai; costoro, qualche anno dopo, la fecero demolire per edificare la chiesa attuale. Dalla demolizione si salvarono la pala quattrocentesca della scuola di Antoniazzo Romano raffigurante la Madonna tra i Santi Sebastiano e Rocco, che ora fa bella mostra di sé sull’altare maggiore progettato da Onorio Longhi (c’è chi attribuisce la pala al Perugino).

All’esterno la chiesa si presenta come un grosso cubo costruito in mattoni con lesene in travertino accoppiate (attualmente è in restauro) che dividono ogni facciata in tre campate; la cupola, ripartita in otto spicchi, poggia su un alto tamburo ottagonale. Su ogni faccia della cupola si apre un grosso finestrone circolare; la lanterna è veramente bizzarra e complicata e qualunque descrizione non renderebbe l’idea: meglio vederla dal vero.

Sul timpano della porta principale è inserita una scultura raffigurante la Madonna con Bambino e la Santa Casa, opera forse di Andrea Sansovino o dello stesso del Duca.

L’interno è a pianta ottagonale con cappelle e profondo presbiterio con il soffitto ornato di stucchi dorati e statue alle pareti. Tra tutte le statue eccelle quella di S. Susanna, capolavoro di François Duquesnoy.

Sulla sinistra troviamo uno stupendo crocifisso di legno (apparteneva alla chiesa precedente) del 1400, circondato da artisti reliquiari contenenti ancora reliquie di Santi.

Sull’altare maggiore troviamo due tele di grande valore storico-artistico. Sono di Giuseppe cesari, detto il Cavalier d’Arpino, maestro di Michelangelo.

La seconda cappella a destra è dedicata ai Magi e fu decorata intorno al 1586 da Nicolò Circignani, il Pomarancio (1517-1596). Sempre sulla destra troviamo uno splendido mosaico opera di paolo Rossetti intorno al 1594: Santa Caterina al centro tra S. Francesco e S. Giovanni Evangelista.

Una curiosità: in occasione della Festa della Madonna di Loreto (10 dicembre) dal Pio Sodalizio dei Fornai e dall’Associazione dei Panificatori di Roma, vengono offerti centinaia di pani che, benedetti dal cardinale celebrante, vengono distribuiti a tutti i fedeli.

Singolare la nuova piccola cappella che data il 1974, voluta del rettore d. Calogero Limone e con il contributo dell’Associazione panificatori di Roma. La cappella vuole richiamare la Santa Casa di Nazareth incastonata nella basilica di Loreto. Essa è meta continua di visite di devoti che qui trovano un’oasi di pace per le loro preghiere. Al centro troviamo una deliziosa ceramica del Prof. Perotta, copia fedele della iconografia Lauretana.

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