La chiesa di S. Maria della Pace, vicinissima a piazza Navona, risale alla seconda metà del secolo XV. Nello stesso luogo esisteva un’altra chiesa molto più antica la cui origine rimane sconosciuta; sappiamo però che nel 1188 era dedicata a S. Andrea de Aquarenariis. Nel 1192 la stessa chiesa era invece denominata S. Maria de Aquarenariis. Entrambi questi nomi fanno riferimento alla Compagnia degli Acquaioli (venditori di acqua), molto frequenti a Roma durante il medioevo, a causa della grande scarsità di acqua potabile ed alla mancanza di acquedotti (quelli romani erano fuori uso).

La ricostruzione della nuova chiesa fu realizzata nel 1473 da Sisto IV della Rovere; la decisione del pontefice fu motivata in parte da un episodio legato ad un’antica leggenda, in parte da importanti avvenimenti storici di quel periodo. La fantasia popolare racconta infatti che un’immagine della Madonna situata sotto il portico della vecchia chiesa (oggi la troviamo sull’altare maggiore), colpita per gioco o per sbaglio da una sassata, si mise miracolosamente a sanguinare. Storicamente parlando, invece, durante il pontificato di Sisto IV (1471-1484), vi furono tre eventi giudicati molto positivamente dall’opinione pubblica di allora: il cessato pericolo di un conflitto, che poteva assumere vaste proporzioni in tutta Italia, nato in seguito alla congiura dei Pazzi di Firenze (tra i congiurati figurava anche Girolamo Riario, nipote del papa); la conclusione vittoriosa della crociata contro i Turchi e la pace che pose fine alla guerra condotta dallo Stato della Chiesa e Venezia contro il Regno di Napoli. Per questi motivi nacque l’dea di edificare il nuovo tempio e di dedicarlo a S. Maria della Pace.

Il progetto è attribuito a Baccio Pontelli, il quale lo eseguì tra il 1473 ed il 1480. Nei primi anni del ‘500 il Bramante realizzò il convento ed il famoso, bellissimo chiostro attiguo alla chiesa. La cupola fu aggiunta nel 1524 e fu eseguita da Jacopo Ungarino su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane; quest’ultimo intervenne anche in alcuni lavori di ampliamento e realizzò la Cappella Cesi. Carlo Maderno nel 1611-14 costruì la Cappella dell’Altare Maggiore.

La caratteristica facciata barocca, preceduta da un portico semicircolare con colonne doriche accoppiate, fu eseguita nel 1656 e sostituì la semplicissima facciata rettangolare del Pontelli. Questo cambiamento si rese necessario in seguito alla trasformazione urbanistica della piazzetta sulla quale si affaccia la chiesa, voluta da Alessandro VII intorno alla metà del secolo XVII. Autore della nuova facciata fu Pietro da Cortona, al quale si devono anche alcuni lavori di restauro e di abbellimento all’interno della chiesa.

L’originario impianto quattrocentesco si ritrova nell’unica navata nella quale si aprono due cappelle per lato.

Le descrizioni che seguono sono prese da spiegazioni presenti presso ogni cappella.

La Cappella Ghigi, la prima a destra. Agostino Ghigi, banchiere del papa, commissionò a Raffaello questa nuova cappella per la sua famiglia, dopo che l’artista aveva già lavorato per lui nella Villa Farnesina. Raffaello disegnò l’architettura a pianta centrale e curò i cartoni per i mosaici della cupola. Raffaello eseguì l’affresco sull’arcone delle “Sibille e Angeli”

Il cardinale Ferdinando Ponzetti commissionò la cappella di fronte a Baldassarre Peruzzi.

Sempre a sinistra la seconda cappella è quella del Presepe ad opera di Girolamo Siciolante o Sciolante da Sermoneta autore della Natività.

Di fronte, quindi la seconda cappella a destra, è la Cappella dei Cesi. Acquistata da Agnolo Cesi, fu progettata da Antonio da Sangallo il Giovane Nel 1523, il Rosso Fiorentino, soprannome di Giovanni Battista di Jacopo realizzò la “Sacra Famiglia con S. Anna”

Nella parte centrale troviamo la Cappella del Crocifisso che prende il nome da un Crocifisso ligneo del ‘400. Troviamo due quadri uno di Orazio gentileschi (S. Maria Maddalena) e l’altro del Cavalier Salimbeni (Santa Marta).

Prima di arrivare alla Cappella Maggiore abbiamo la Cappella Mignanelli con un grande quadro raffigurante la “Madonna in gloria con i santi Ubaldo e Gerolamo” di Marcello Venusti.

Poi abbiamo la Cappella Olgiati commissionata ad Orazio Gentileschi.

Eccoci infine alla Cappella Maggiore con il suo monumentale altare di marmi policromi dove troviamo la già nominata “Madonna col Bambino” opera di Carlo Maderno. Le statue sul timpano sono opera di Stefano Maderno, e due dipinti ad olio l’Annunciazione e l’Adorazione dei pastori, sono pera del Passignano .

Probabilmente resterà aperta per le festività pasquali, quindi chi ne ha voglia e possibilità, cioè risiede a Roma, può andarla a visitare prima che sia di nuovo chiusa e quindi impossibile da vedere.

Oggi questo post è sicuramente meno avvincente dell’altro sul Galeria e mi scuso, ma ci sono talmente tante opere in questa chiesa che credo ne sia valsa la pena. Colgo l’occasione per augurare a tutti vuoi una Felice Pasqua.

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