Si trova in via dei Serpenti vicino l’incrocio con via Cavour. Un tempo sembra che al suo posto ci fosse un fienile molto brutto, il quale, con altre case limitrofe, era stato precedentemente annesso ad un convento di suore abbandonato ai primi del ‘500. Un giorno, nel 1580, fu rinvenuta in questo fienile un’immagine sacra: un affresco raffigurante la Madonna col Bambino e alcuni Santi all’intorno, di scuola senese del XV secolo.

Come mai questo affresco fosse in questo fienile e da chi fosse stato dipinto non si sa. Pare comunque che questa immagine fosse miracolosa: esordì infatti ridando la vista ad una povera donna cieca; fu poi un susseguirsi di altri miracoli: paralitici che camminavano, malati gravissimi che guarivano, persone che cadevano dalla finestra senza farsi niente e via dicendo.

Così si decise di costruire una chiesa dedicata alla Madonna, l’incarico fu affidato nello stesso anno dal papa Gregorio XIII all’architetto Giacomo della Porta.

La facciata, semplice e armoniosa, è su due ordini; quello inferiore diviso in cinque campate da lesene con capitelli corinzi, quello superiore in tre campate con nicchie, finestrone centrale e eleganti volute laterali.

L’interno è a croce latina, a navata unica con cappelle laterali. La volta a botte, la cupola e l’abside sono interamente affrescate da Cristofano Casolani, allievo del Pomarancio, vissuto nella seconda metà del secolo XVI e morto a Roma nel 1630.

Sull’altare maggiore troviamo l’immagine miracolosa della Vergine con Bambino. Nel transetto sinistro, sotto l’altare, è sepolto San Benedetto Giuseppe Labre.

Due parole su questo santo: nacque in Francia nel 1748 da una famiglia di agricoltori benestanti. Ancora giovanissimo abbandonò genitori, casa e patria e cominciò a girovagare per il mondo; cercò di farsi frate, ma non lo vollero né i Certosini né i Trappisti cui si era rivolto per prendere i voti. Il Labre era indubbiamente quello che oggi chiameremmo un emarginato o un disadattato: giunto a Roma nel 1770, prese a vivere come un barbone, dormendo all’addiaccio, nutrendosi di rifiuti ed elemosinando agli angoli delle strade.

Andava spesso alla Madonna dei Monti dove si raccoglieva in preghiera per ore intere e donava ciò che aveva ricevuto in elemosina a chi era più malconcio di lui; tanto che i Monticiani, impressionati e stupiti, cominciarono a non considerarlo più un povero straccione un po’ scemo, ma ne parlavano come se fosse un santo. E santo lo fecero, alla sua morte avvenuta per la fame e gli stenti nel 1783.

Prima di uscire dalla chiesa è consigliabile dare un’occhiata alla sacrestia dove si trovano due giganteschi armadi in noce del ‘600 con teste di leone al centro di ogni sportello ed un bel lavabo in marmo opera di Onorio Longhi (1569-1619), figlio del grande Martino Longhi il Vecchio.

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