La chiesa di San Rocco ed il complesso ospedaliero che una volta vi era annesso, nacquero verso la fine del XV secolo per iniziativa di un gruppo di liberi cittadini che si associarono e formarono una confraternita di devoti a San Rocco, patrono contro l’epidemia della peste. Papa Alessandro VI Borgia il primo giugno 1499 approvò la confraternita e diede il proprio consenso per la costruzione di una chiesa intitolata al santo e di un ospedale per curare gli appestati.

La scelta del terreno su cui realizzare gli edifici ricadde, non a caso, su un’area che si trovava di fronte al Porto di Ripetta; infatti, in caso di epidemia, era facile che il contagio partisse da un porto e meglio si sarebbe potuta arginare se si fosse costruito un ospedale specializzato nelle immediate vicinanze.

L’ospedale di San Rocco si distinse ben presto per l’assistenza e le cure specialistiche alle persone colpite dal morbo, soprattutto nelle epidemie scoppiate nel 1527 in seguito all’invasione e al sacco di Roma ad opera dell’esercito di Carlo V e negli anni 1530 e 1557 in seguito a spaventose inondazioni del Tevere.

Nei primi anni del ‘600, grazie alle donazioni del cardinal Salviati, fu costruito anche un ospedale femminile, il famoso Ospedale delle Celate, che accoglieva ed assisteva povere donne nubili in stato interessante, garantendo loro l’anonimato, il loro volto era sempre coperto, da qui il nome di celate, ed in caso di morte venivano seppellite con il solo numero di registrazione. Unica eccezione all’anonimato era consentita al medico ed all’ostetrica che aiutavano le donne a mettere al mondo i piccoli, i quali poi venivano inviati alla Pia Casa degli Esposti, presso l’Ospedale di Santo Spirito.

Per altri due secoli chiesa ed ospedale rappresentarono un importante punto di riferimento non solo per il popolare quartiere nel quale si trovavano, ma l’intera città di Roma. Dalla fine del ‘700 in poi cominciò il lento ma inesorabile declino: dapprima, per arginare la rovinosa situazione economica in cui versava la Confraternita, si dovette sopprimere il reparto maschile dell’ospedale e si abolirono le feste che ogni anno si tenevano per l’anniversario del Santo patrono. Nel 1892 fu soppresso anche l’Ospedale delle Celate e parte dei locali fu adibita a sala per concerti. Sempre nello stesso periodo, a causa dei dissesti del terreno provocati dalla costruzione dei muraglioni sul Tevere, la chiesa fu gravemente danneggiata e si dovette chiuderla per eseguire importanti lavori di restauro. Infine la zona fu condannata ad un triste destino in seguito alla distruzione del Porto di Ripetta e agli sventramenti degli anni ’30.

Il terreno sul quale furono edificati chiesa ed ospedale, fu acquistato, alla fine del ‘400, dagli Illirici (o Schiavoni) che avevano costruito nelle vicinanze la loro chiesa dedicata a S. Girolamo. Su quel terreno esisteva già, fin dall’anno 1000, la piccola chiesetta di S. Martino; questa fu inglobata nel nuovo edificio. Nulla si sa di preciso sulla primitiva costruzione di San Rocco, consacrata nel 1502, né si riconosce la sua forma architettonica, ma senza dubbio doveva essere un edificio estremamente semplice e modesto. Nel 1645 si decise di ricostruire la chiesa e fu affidato l’incarico all’architetto Giovanni Antonio De Rossi. I lavori furono lunghi e laboriosi e terminarono verso il 1680, ad eccezione della facciata che rimase incompiuta. Questa, di gusto neoclassico, a un solo ordine con un enorme timpano sorretto da quattro colonne corinzie, fu realizzata nel 1834 dal Valadier, il quale si ispirò all’architettura del Palladio.

L’interno, a navata unica con tre cappelle per lato, cupola e transetto, non contiene opere di grande importanza. Da notare comunque sull’altare maggiore, progettato da De Rossi, un dipinto seicentesco di Giacinto Brandi, allievo di Lanfranco, che rappresenta “S. Rocco genuflesso che bacia la mano del Redentore”. Nella cappella del Presepio, la seconda a sinistra, si trova un affresco del Peruzzi, ma poco o nulla si vede perché l’opera venne rovinata da un cattivo restauro.

Sul fianco destro della chiesa è sistemata dal 1821 una colonna in bassorilievo che misura l’altezza delle inondazioni del Tevere (Idrometro di Ripetta). La peggiore inondazione riportata è quella del 1598 con un primato di 4 metri al di sopra dell’attuale livello della strada. L’idrometro originale era suddiviso in quattro parti disposte lungo una scala a gradini. Quello conservato è l’elemento superiore.

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