La novecentesca facciata di S. Antonio Abate, chiesa situata in via Carlo Alberto tra piazza Vittorio e S. Maria Maggiore, potrebbe trarre in inganno. Non viene nemmeno la tentazione di fermarsi, catalogandola tra le chiese moderne e invece le sue origini sono antichissime. Innanzitutto, avvicinandosi, si scopre che lo splendido portale romanico non è un’imitazione, ma risale veramente al XIII secolo. Più precisamente fu realizzato tra il 1262 e il 1266, forse dai Vassalletto, e ornava una precedente costruzione; le bellissime sfingi alla base del grande arco ne sono una conferma.

La chiesa, invece, fu fondata nel 1308 ed era annessa ad un ospedale, specializzato nella cura delle malattie della pelle (soprattutto il “fuoco di S. Antonio”), costruito nella seconda metà del ‘200, grazie ad una eredità di un certo cardinale Capocci. Nel 1481, veniva completamente rifatta in forme rinascimentali, forse da uno degli architetti che lavoravano alle dipendenze di Sisto IV (ad esempio Baccio Pontelli). Nel secolo XVI l’ospedale venne ingrandito e restaurato diverse volte e la chiesa fu rimaneggiata. Anche l’attuale aspetto urbanistico della zona risale a quel periodo, con l’apertura di via Merulana e delle strade limitrofe, ad opera di Gregorio XIII (1572-1585) e Sisto V (1585-1590).

La chiesa fu rinnovata quasi completamente nella prima metà del ‘700, su progetto di un architetto sconosciuto, forse un seguace di Alessandro Galilei. Nel 1928 la S. Sede acquistò chiesa, ospedale ed altre costruzioni adiacenti; tutto il complesso fu trasformato e sorsero quattro istituti religiosi. La chiesa di S. Antonio fu affidata ai cattolici russi, i quali erano rimasti senza una sede stabile, poiché la loro chiesa di S. Lorenzo ai Monti era stata spazzata via durante i lavori per l’apertura di via dei Fori Imperiali. La facciata, preceduta da una scala a doppia rampa, fu costruita nel 1932, durante il pontificato di Pio XI (1922-1939).

L’interno è a tre navate, divise da pilastri, con due cappelle laterali, cappelle esagonali alla fine delle due navate minori e abside. La cappella a destra fu realizzata da Domenico Fontana nel 1583 e rinnovata nel secolo XVIII con aggiunta di stucchi e decorazioni. Nel tamburo della cupola di questa cappella sono tutt’ora visibili quattro affreschi del Pomarancio (sec. XVI) raffiguranti “Storie del Duca Balacio d’Egitto”. Sulle pareti delle navate laterali da notare grandi affreschi del ‘700 per lo più di autori ignoti.

La chiesa è officiata con il rito russo ed è pertanto arredata secondo i canoni di questa liturgia. Una grande iconostasi dorata e decorata separa la navata mediana dal coro; il presbiterio è una sorta di palcoscenico sul quale alti sacerdoti barbuti “recitano” strani e misteriosi riti, fatti di nenie lamentose e fiumi di incenso.

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