La storia della chiesa dedicata a S. Maria in Aracoeli è legata ad una leggenda tramandataci dai famosi «Mirabilia Urbis Romae», una sorta di antichissima guida di Roma scritta nell’XII secolo da autori ignoti, ricca di racconti ingenui e assurdi inventati per stupire il popolo.

Si dice che, nel luogo dove oggi sorge la chiesa, l’imperatore Augusto dopo aver ascoltato la profezia della Sibilla che gli annunciava la notizia del «Re dei Cieli», ebbe la straordinaria visione della Vergine col Bambino fra le braccia e udì contemporaneamente una voce che proclamava: «Ecce ara primogeniti dei» (questo è l’altare del Figlio di Dio). Augusto impaurito, ordinò la costruzione di un altare dedicato al Figlio di Dio, e la piccola chiesa che più tardi sorse in quel luogo, fu denominata S. Maria in «Aracoeli».

Leggenda a parte, la chiesa è comunque antichissima e probabilmente risale al 574, anno in cui era officiata dal clero bizantino. Nel IX secolo apparteneva ai Benedettini; nel 1250 Innocenzo IV la concesse ai Francescani i quali la restaurarono e costruirono il loro convento, distrutto alla fine del secolo scorso durante la costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II.

La ripida scalinata di 124 gradini fu realizzata nel 1348 per voto popolare, in segno di ringraziamento per una scampata epidemia di peste. Il primo a salirla fu il folle tribuno Cola di Rienzo; da cui egli soleva lanciare le sue invettive, qui fu linciato dalla folla nel 1354. Durante il Medio Evo la chiesa divenne una sorta di sala riunioni dove si incontravano i senatori o i grandi personaggi della politica per discutere e prendere importanti decisioni.

La splendida facciata in cotto risale al rifacimento duecentesco ed è incompleta; doveva infatti essere rivestita da un grande mosaico, del quale si vedono le tracce in alto a destra. Da notare le finestre circolari traforate sopra i due portali laterali. Sul portale del fianco destro, lunetta con mosaico del secolo XIII.

L’interno è diviso in tre navate da splendide colonne di spoglio (utilizzazioni di elementi architettonici tolti da costruzioni classiche), una diversa dall’altra, provenienti con molta probabilità dal Foro Romano. Il soffitto a cassettoni dorati fu realizzato tra 1572 e il 1586 per commemorare la vittoria di Lepanto. Numerose sono le opere d’arte degne di nota. Nella contro facciata, in alto, grandioso epitaffio di Urbano VIII progettato forse dal Bernini; sulla sinistra in basso tomba di Giovanni Crivelli realizzata da Donatello, consumata perché un tempo si trovava murata nel pavimento. Nella prima cappella a destra splendidi affreschi quattrocenteschi del Pinturicchio, raffiguranti episodi della vita di S. Bernardino. Nel transetto destro, nella sinistra, da notare un sarcofago romano riccamente realizzato probabilmente da Arnolfo di Cambio. I due pulpiti alla fine della navata centrale risalgono al secolo XIII e furono eseguiti da Lorenzo di Cosma e da suo figlio Giacomo. All’altare maggiore, d’epoca barocca, una Madonna del 1100 dipinta su tavola. Dal transetto sinistro si accede alla piccola cappella dove è conservata la famosa statuetta lignea del ‘400 di Gesù bambino, una delle immagini sacre più venerate di tutta Roma. Centinaia di lettere, provenienti da ogni parte del mondo, di persone che chiedono grazie o manifestano devozione al Bambino per avvenuti miracoli, sono deposte perennemente ai piedi della statua (le foto del Bambino non sono le mie in quanto non mi è stato possibile scattarle). Accanto si trova la bellissima tomba gotica del cardinale Matteo d’Acquasparta, realizzata da Giovanni di Cosma nel XIV secolo ed ornata da un affresco attribuito a Pietro Cavallini.

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