Nel campo Verano, proprietà terriera di un certo Lucio Vero (da lì il nome), fu seppellito nel 258 d. C. S. Lorenzo Martire. L’imperatore Costantino nel IV secolo eresse, in quello stesso luogo, la “Basilica Maior”. Questa nel VI secolo, era in pessimo stato di conservazione e papa Pelagio II (579-590) costruì un’altra basilica, senza demolire quella preesistente. Le due costruzioni avevano le absidi contigue; la basilica di Pelagio era orientata come l’attuale chiesa di S. Lorenzo, la Basilica Maior in maniera opposta. Quest’ultima fu restaurata e rimase efficiente fino alla metà del IX secolo, poi fu abbandonata. Nel primo Medioevo, durante le invasioni barbariche, sorse, intorno alle chiese, una sorta di convento fortificato, che, nei secoli successivi, si ampliò fino a divenire un piccolo Borgo. Durante il pontificato di Onorio III (1216-1277) si realizzò un progetto grandioso: furono demolite le pareti che dividevano le due chiese, che furono così trasformate in un’unica grande basilica intitolata a S. Lorenzo. L’antica Basilica Maior divenne la zona presbiteriale della nuova basilica. Nel secolo XVII furono aggiunte decorazioni barocche, eliminate nel secolo scorso in occasione dei grandi lavori di restauro voluti da Pio IX ed eseguiti dall’architetto Virginio Vespignani. In quel periodo fu anche scavata la cripta sotto il presbiterio. Durante la seconda guerra mondiale la basilica subì ingenti danni in seguito al terribile bombardamento del 19 luglio 1943. Furono allora eseguiti pazienti lavori di restauro e la basilica fu riaperta nel 1949.

La semplice facciata in mattoni, con tre finestre ad arco, è preceduta dal portico realizzato nel secolo XIII da Vassalletto; sei antiche colonne marmoree con capitello ionico sostengono la trabeazione decorata con fregi policromi. La cimasa (modanatura terminale della cornice di gronda) è finemente intagliata con motivi vegetali e teste di leoni. Da notare, a destra della basilica, il campanile romanico, e una vecchia torre adibita a sepoltura dei Cappuccini, ai quali è affidata la basilica fin dal 1855. Sotto il portico affreschi duecenteschi raffiguranti le storie della vita di S. Lorenzo e S. Stefano; due leoni romanici ai lati del portone principale; a sinistra di esso un sarcofago del secolo V; il monumento ad Alcide De Gasperi (a sinistra) realizzato da Manzù.

L’interno, ampio e solenne, è diviso in due parti (le due antiche basiliche): la prima parte è divisa in 22 colonne antiche, di recupero, con capitelli ionici. Bellissimi anche i due amboni (Tribune rialzate che nelle prime chiese cristiane serviva alla lettura dell’Epistola e del Vangelo) e il cero pasquale cosmateschi (sec. XII e XIII); la copertura è a capriate lignee in vista. Splendido il presbiterio, ricavato dall’antica basilica costantiniana, con 10 colonne scanalate corinzie, sulle quali poggia la trabeazione, composta da grossi segmenti marmorei intagliati, tutti di recupero. Sopra di essi, in corrispondenza delle colonne sottostanti, poggiano altre piccole colonne con capitello composito e sovrastante pulvino (Elemento architettonico sovrapposto al capitello, con funzioni strutturali), che sostengono le arcate dei matronei (loggiato interno che corre al disopra delle navate minori in varie basiliche paleocristiane, originariamente riservato alle donne, da cui il nome). Sull’arco trionfale dell’antica basilica (orientato quindi verso la parete di fondo) mosaico bizantineggiate con il «Redentore e Santi». Da notare il ciborio (tabernacolo a quattro colonne sovrastante l’altare delle basiliche cristiane), formato da quattro colonne di porfido che sostengono una doppia galleria di colonne (1148), opera firmata da Giovanni Pietro, Augusto e Sassone, marmorari romani figli di Paolo. Sulla parete di fondo troviamo una bellissima sedia episcopale. Nella cripta, la cappella funeraria di Pio IX. Non dimentichiamo di visitare il chiostro romanico, uno dei più belli di Roma.

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