Si dovrebbe visitare questa Basilica partendo dal grandioso sotterraneo. Per accedervi bisogna recarsi in sagrestia, da qui scendendo per una scala a chiocciola in ferro battuto, si giunge alla chiesa primitiva a cinque o sei metri sotto il livello attuale. La prima impressione è che l’ambiente in cui si trova sia rimasto tale e quale a circa settant’anni fa, quando vennero fatte le prime scoperte archeologiche nel sottosuolo di San Crisogono. L’antro umido e buio è a mala pena rischiarato dalla luce fioca di qualche lampadina, il pavimento è in terra battuta con scalini e salti di quota imprevisti ed invisibili, tanto che è facilissimo inciampare. Degli antichi affreschi risalenti al VIII, al IX ed al X secolo rimangono poche tracce, mentre qua e là troviamo disseminati: capitelli, elementi decorativi, frammenti di bassi rilievi e due splendidi sarcofagi romani.

Questi ruderi appartengono all’antico «Titulus Crysogoni», sorto nel IV o V secolo sui resti di edifici preesistenti, risalenti al primo impero. I primi restauri ed abbellimenti avvennero durante il pontificato di Gregorio III (731-741); nei secoli successivi la chiesa fu ornata con splendidi affreschi, oggi quasi del tutto perduti; alcuni rappresentavano figura dei santi, altri le «Storie di S. Benedetto e di S. Silvestro» (ne restano tracce nella navata di destra). Quel poco che rimane nell’abside è un insieme di disegni geometrici, con bellissime decorazioni imitanti le sfarzose stoffe del X secolo. Dopo il 1000 la chiesa cominciò ad andare in rovina e sui suoi ruderi ne venne edificata un’altra, nella prima metà del XII secolo, dal cardinale Giovanni da Crema, in quel tempo titolare della basilica. È di quell’epoca anche lo squadrato massiccio campanile a bifore e trifore che si eleva sulla destra della chiesa.

Nel 1626 l’architetto Giovan Battista Soria conferì all’antica basilica l’aspetto attuale e rifece completamente la facciata. Questa è preceduta da un grande portico con colonne doriche, sul quale vi è un attico coronato da timpano triangolare.

L’interno è a pianta basilicale, a tre navate divise da antiche colonne granitiche, con il presbiterio leggermente rialzato ed ampia abside. Purtroppo non tutte le aggiunte seicentesche ed i restauri ottocenteschi furono particolarmente felici; i capitelli in stucco mal si accostano alle antiche colonne, ed il soffitto dorato, dove c’è una copia del «Trionfo di S. Crisogono» del Guercino (l’originale, probabilmente comperato o forse rubato si trova a Londra, Stafford House), nasconde le antiche capriate lignee. Splendido, invece, il pavimento cosmatesco che copre tutta l’area della basilica. Nell’abside un mosaico della scuola del Cavallini (1290), nel soffitto un dipinto del Cavalier d’Arpino; il baldacchino sopra l’altare maggiore è del Soria. La cappella a destra del presbiterio fu realizzata su disegno del Bernini.

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