Nascosta alle pendici del colle Celio tra il Colosseo ed il Laterano, in via dei Querceti (dai boschi di querce presenti anticamente sul Celio) troviamo un vasto complesso medievale, cinto da mura ed ornato di torri, avremo l’impressione di trovarci davanti un antico castello, invece siamo in uno dei luoghi più tranquilli della città: la chiesa dei SS. Quattro Coronati (antico rifugio di personalità illustri quali il papa Stefano VII, Teodorico di Treviri, Carlo d’Angiò), che nasconde al suo interno una delle rare chiese medievali di Roma

Sorge lungo la strada che il corteo papale percorreva per recarsi dalla sede del Laterano alla basilica di San Pietro.

La chiesa fu fondata, probabilmente, nel IV secolo da papa Melchiade (311-314).

Diverse leggende narrano dell’origine di questa chiesa. La prima ci racconta di cinque scultori pannoni, martiri al tempo di Diocleziano, per essersi rifiutati di erigere un tempio dedicato al dio Esculapio; la seconda di quattro soldati (Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino) che furono uccisi per non aver adorato un idolo rappresentante la stessa divinità.

Su queste notizie c’è, però molta confusione; c’è chi asserisce che i due gruppi di martiri non hanno nulla a che vedere tra di loro, o ancora che i militari romani, a cui come abbiamo detto è dedicata la chiesa, non sono quelli che abbiamo nominato, ma altri di cui non si conosce né il nome né la sepoltura. La confusione sembra provenga da papa Leone IV (847-855) che portò le reliquie dei nove martiri provenienti dal cimitero sulla via Labicana per seppellirli nella Cripta della Basilica dei SS. Quattro Coronati. Qui siamo nella leggenda comunque, storicamente sappiamo che Onorio I (625-638) ricostruì la chiesa ampliandola.

La chiesa fu poi, rifatta completamente da Leone IV. Nel 1084 fu in parte distrutta durante il Sacco di Roma da parte dei Normanni guidati da Roberto il Guiscardo. Pasquale II (1099-1118), un quarto di secolo dopo, la restaurò e trasformò.

Dalla originale navata centrale se ne ricavarono tre: la chiesa fu accorciata e all’inizio della navata fu ricavato il cortile. Delle due navate laterali quella di sinistra fu distrutta in seguito per costruire il chiostro, mentre quella di destra fu trasformata in refettorio. Un parziale rifacimento fu eseguito nel ‘400 durante il pontificato di Martino V (1417-1431). Gli ultimi restauri furono diretti dall’architetto Antonio Munoz (1884-1960).

Con la Bolla “Religiosis desideriis dignum” del 1138, la chiesa fu donata ai Benedettini dell’Abbazia di Sassovino, nel 1521 passò ai frati Camaldolesi e nel 1560 l’intero complesso venne affidato alle suore Agostiniane che qui si dedicarono all’assistenza delle orfane.

Come abbiamo detto l’interno è diviso in tre navate separate da colonne antiche diverse con capitelli compositi e corinzi; l’ampia abside comprende tutte e tre le navate perché risale all’antica chiesa quando di navata ce n’era una sola. Addossato all’ultima colonna di sinistra troviamo il ciborio marmoreo quattrocentesco attribuito a Luigi Capponi. Nel catino absidale troviamo un grande affresco di Giovanni da San Giovanni, rappresentante la “Gloria di tutti i Santi” e la “Storia dei SS. Quattro Coronati e dei martiri di Pannonia” Nell’altare di sinistra è conservato il cranio di S. Sebastiano, mentre la pala raffigurante il Santo curato da Irene e da Lucina, è di Giovanni Baglione.

Da una porticina, sulla navata sinistra, si accede al chiostro romanico con archetti poggiati su colonnine binate.

Uscendo dalla chiesa, facendo domanda alla suora, possiamo ammirare la cappella di S. Silvestro, dove si possono ammirare splendidi affreschi del 1240 raffiguranti “Scene della vita di San Silvestro” ed un “Giudizio Universale”, oltre ad affreschi di fine ‘500 attribuiti a Raffaellino del Colle.

Gli altri “gioielli” da visitare sono due oratori, uno dedicato a Santa Barbara: faceva parte dell’antica chiesa e dopo le ristrutturazioni medievali ne è stato escluso, ma è possibile accedere ed ammirarlo solo attraverso una piccolissima porta nel chiostro. L’altro è l’oratorio di San Silvestro, a cui si accede dopo aver suonato all’entrata del convento nel campanello posto accanto alla ruota, come avevo scritto poco sopra. Con l’offerta minima di un euro la gentilissima suora vi apre le porte. L’oratorio venne consacrato nel 1247 dal cardinale Stefano, titolare di S. Maria in Trastevere. Ci troviamo di fronte a pregevoli affreschi eseguiti da maestri bizantini. Nel XVI secolo divenne pertinenza dei “Marmorari” gli scultori e gli scalpellini di Roma.

La storia che narrano questi dipinti è divisa in riquadri, con uno schema tipico medievale con il suo inizio sopra la porta di entrata. Tutte le scene sono desunte dagli “Acta Silvestri” agiografia legata alla vita di Papa Silvestro, trentatreesimo vescovo di Roma e papa dal 314 alla sua morte nel 335.

Partendo dall’ingresso troviamo:

1) Costantino colpito dalla lebbra

2) Pietro e Paolo appaiono in sogno a Costantino malato e lo esortano ad affidarsi a papa Silvestro

3) I messi imperiali si dirigono al monte Soratte per incontrare Silvestro

4) I messi di Costantino salgono sul monte Soratte

5) Silvestro rientra a Roma e mostra a Costantino una icona con i volti di Pietro e Paolo

6) Costantino riceve da Silvestro il battesimo

7) Costantino, curato dalla lebbra, consegna la Tiara a Silvestro seduto in trono

8) Silvestro a cavallo, in corteo, è accompagnato da Costantino

9) Silvestro resuscita il toro ucciso dal sacerdote ebreo

10) Elena, madre di Costantino, ritrova la vera Croce

11) Silvestro libera il popolo romano da un drago

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