Scendendo dal Clivio Scauro, passate le sette antiche arcate, sulla sinistra in cima ad una ampia scalinata, troviamo la chiesa dedicata a San Gregorio Magno, conosciuta anche come San Gregorio al Celio.

La chiesa primitiva, poi ricostruita in forme barocche, secondo la tradizione fu fondata da San Gregorio sul finire del VI secolo; egli trasformò la sua casa paterna in monastero, e l’oratorio annesso fu intitolato a Sant’Andrea. Gregorio I fu papa dal 590 al 604 e, dopo la sua morte, fu santificato; allora si volle ricostruire la chiesa da lui fondata in forme grandiose. Ci pensò Gregorio ii (715-731), il quale ripristinò anche il monastero. L’antica chiesa aveva forma basilicale e il monastero era ornato da affreschi raffiguranti i familiari di S. Gregorio e S. Gregorio stesso “il cui capo era circondato di cartella quadra, ad indicare che era ancora vivente quando quei dipinti erano stati compiuti”.

L’aspetto attuale della chiesa si deve ai rifacimenti seicenteschi e settecenteschi. Durante il pontificato di Urbano VIII (1623-1644), per cura del cardinale Scipione Borghese, l’architetto Giovan Battista Sorìa realizzò l’atrio e la facciata della chiesa. Tutta bianca di travertino, è su due ordini di lesene che la dividono in tre campate. Quella centrale è coronata da un frontone triangolare; tre grandi archi, sormontati dalle aquile, simbolo dei Borghese, immettono nell’atrio. Nell’ordine superiore tre grandi finestre con balaustra, la centrale con timpano curvilineo e le laterali con timpano triangolare.

L’atrio, porticato, è opera del Sorìa ad eccezione della parte frontale, su colonne binate e capitello ionico. Sotto i portici ci sono affreschi rappresentanti la vita di S. Gregorio, attribuiti al Pomarancio (sec. XVI). Cisono anche diverse tombe rinascimentali dedicate ad illustri personaggi.

L’interno, ampio e solenne (quando sono andato c’era un monaco che suonava l’organo e la sensazione di pace era gradevolissima), fu rifatto da Francesco Ferrari tra il 1725 ed il 1734; è diviso in tre navate da antiche colonne e da pilastri. Il pavimento è cosmatesco ma più volte rimaneggiato. Sulla volta c’è un affresco raffigurante la “Gloria dei SS: Gregorio e Romualdo ed il Trionfo della Fede”, opera settecentesca di Placido Costanzi. Purtroppo, non ho potuto né ammirarlo né tantomeno fotografarlo in quanto è stata montata una rete, come potete vedere da una foto dell’interno, che ne preclude completamente la visione.

In fondo alla navata destra si trova l’altare di San Gregorio, ornato da bassorilievi quattrocenteschi, opera di Luigi Capponi; da una porticina sulla destra si accede ad una piccolissima stanza dove il santo era solito pregare e poco prima c’è la sua sedia episcopale in marmo.

Dalla navata sinistra si accede alla cappella del Salviati, progettata da Francesco Volterra e completata dal Maderno nel 1600.

Sulla parete di destra c’è un affresco antico con l’immagine della Vergine che, secondo la leggenda, parlò a S. Gregorio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...