Il nome del rione, sicuramente uno dei più importanti di Roma, prende il suo nome, come è facile immaginare, dal ponte S. Angelo, l’antico ponte Elio costruito nel 133 per permettere uno spettacolare accesso al Mausoleo dell’imperatore P. Aelius Hadrianus.

A causa di un evento “miracoloso” per la visione che ebbe San Gregorio Magno mentre portava l’immagine della Vergine Maria in processione che vide, sulla sommità della Mole Adriana, San Michele Arcangelo che riponeva nel suo fodero la spada alla fine della terribile epidemia di peste scoppiata intorno al 590 il nome di ponte Elio divenne Ponte Sant’Angelo (Pons Sancti Angeli).

A quell’epoca il ponte era difeso da una massiccia torre di guardia (come si vede dagli antichi stemmi del rione) ed era l’unico che attraversavano i pellegrini per recarsi a San Pietro. Un altro dei nomi Medievali del ponte era infatti “Pons Sancti Petri”. Dante ci ricorda che nel 1300, per il Giubileo venne istituito un doppio senso di marcia.

Nel giubileo successivo, 1450, a causa dell’enorme calca la mula del cardinal Pietro Barbo, innervosita dalla folla, cominciò a tirare calci creando una confusione ed un fuggi fuggi generale da parte dei pellegrini, tale da far crollare i parapetti del ponte causando la morte di circa 172 persone precipitate nel Tevere. Nello stesso periodo, papa Nicolò V ordinò a Leon Battista Alberti il progetto di un loggiato coperto che servisse a riparare i pellegrini dalle intemperie.

Tra il 1480 ed il 1550 una delle funzioni del ponte fu molto particolare: venivano collocati ed esposti ai passanti i corpi dei condannati a morte. Nel 1500 erano circa 189 ad ogni ingresso; da qui derivò il detto romano: “Vi sono più teste mozze sulle spallette che meloni al mercato”.

In occasione dell’arrivo di Carlo V, nel 1536, il ponte fu abbellito da 8 figure in stucco, opera di Raffaello da Montelupo, raffiguranti i quattro evangelisti e quattro Patriarchi. Probabilmente furono queste statue che ispirarono il Bernini, quando progettò la decorazione del ponte, commissionata da papa Clemente IX nel 1668, collocando sui parapetti statue di angeli con strumenti della Passione, concepiti secondo il gusto barocco; le dieci statue furono realizzate da allievi dell’artista.

Nel 1892, nel corso della costruzione dei muraglioni, la lunghezza del ponte venne modificata: alle arcate centrali vennero aggiunti due archi simmetrici.

¬Ironia della sorte, oggi Ponte Sant’Angelo, non fa più parte del rione a cui diede il nome. ¬Inserito nell’ansa del Tevere il rione era strettamente collegato con il fiume e nell’antichità era difeso dalle mura di Aureliano, di cui non abbiamo nessun resto, mura nelle quali si aprivano i diversi accessi alla città detti “posterule”, dalle quali prese il nome una strada del rione: via delle Posterule. Attraverso di esse le merci entravano in città, pagando una tassa detta “gabella”, e a volte poste in corrispondenza con piccoli porticcioli sul fiume.

Nel XIV secolo questa zona veniva detta “Pontis scorticlariorum”, dagli “scorticciatori”, i conciapelli, che avevano la loro bottega intorno alla chiesa di S. Apollinare.

Nel secolo successivo la corte papale si trasferì dal Laterano al Vaticano e tutta l’area fu interessata da un grande impulso edilizio e papa Sisto IV rese più agevole il traffico dei pellegrini migliorando alcune vie che univano Campo Marzio con Ponte Sant’Angelo. La sua opera fu proseguita da Sisto V che fece lastricare alcune strade del rione intorno al 1587. Questo portò alla concentrazione della vita economica e sociale della città.

Nella “Zampa d’Oca” (chiamata così per la sua forma), compresa tra le attuali via Paola, via del Banco di Santo Spirito e via di Panico, nel corso del Quattrocento, si stabilì una fiorente colonia di fiorentini, ulteriormente accresciutasi con l’avvento al pontificato di papa Leone X Medici. Questa ristrettissima “enclave” aveva una sorta di autonomia giuridica che faceva capo ad un proprio tribunale istituito intorno al 1515; la sua parrocchia divenne la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Vi facevano parte principalmente banchieri e finanzieri con i quali la corte pontificia aveva da tempo importanti rapporti economici.

Nel “Canale di Ponte” moltissimi banchieri toscani avevano la loro bottega. Queste botteghe servivano, oltre alle normali operazioni bancarie, anche come cambiavalute per i pellegrini ed i forestieri, inoltre in questa zona fioriva anche un’intensa attività di scommesse clandestine aventi come oggetto gli argomenti più disparati: l’elezione del papa, il sesso dei nascituri, la nomina degli alti esponenti del clero e così via.

Non vanno dimenticati i “paternostrari” o venditori di corone, medaglie ed oggetti religiosi che diedero il nome a via dei Coronari.

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