Il Portico d’Ottavia era una sorte di “capannone”, costituito da gigantesche colonne che sostenevano una copertura a due falde. Fu costruito nel 146 a.C. da Q Cecilio Metello Macedonico e fu restaurato da Augusto che lo dedicò a sua sorella Ottavia, da qui il nome.

Nel 205 d. C. fu quasi completamente rifatto da Settimio Severo prima e da Caracalla dopo. L’immenso portico (m. 132 x 119) inglobava diverse costruzioni, tra le quali due templi, due biblioteche e numerosi gruppi scultorei. Era, insomma, un importante punto di ritrovo per tutta la popolazione.

Dal Medioevo fino alla fine del secolo XIX, tra i ruderi del Portico d’Ottavia, si teneva il più famoso mercato di pesce di tutta Roma. I barconi da pesca risalivano il Tevere e ormeggiavano dei pressi dell’Isola Tiberina; da lì il pesce veniva trasportato con cesti e carrette, prima dell’alba, fino ai vicini banchi della pescheria dove iniziava la vendita.

Nell’VIII secolo fu fondata, sulle rovine del Portico, una diaconia (chiesa con ammesso ospizio) intitolata dapprima a S. Paolo e poi a S. Angelo. Nel XII secolo fu denominata “S. Angelo in Foro Piscium”.

Nel corso dei secoli vennero effettuati diversi restauri: durante il pontificato di Pio IV (1559-1566); nel 1611, nel 1741 e, infine, nella seconda metà dell’ottocento quando, su progetto dell’architetto Betocchi, fu ingrandita l’abside, rifatto il pavimento e ricostruito il campanile romanico crollato due secoli prima.

In questa chiesa, nel 1347 giorno di Pentecoste, si ritrovarono Cola di Rienzo ed un manipolo di disperati suoi seguaci per organizzare la loro “rivoluzione”; da lì partirono quella stessa mattina per andare ad espugnare il Campidoglio.

La chiesa non ha facciata, ma è comunque stupendo e suggestivo il lato dell’accesso principale, tra quel che resta dei monumenti propilei del Portico d’Ottavia.

E’ divisa in tre navate separate da grossi pilastri con addossate lesene con capitello ionico, le cui volute sono unite da festoni. In fondo alla navata sinistra, vicino la seconda cappella, un affresco raffigurante la “Madonna col Bambino e Angeli”, opera quattrocentesca di Benozzo Gozzoli, staccato dalla parete esterna della sacrestia

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