Di prostitute a Roma nel Rinascimento ce n’erano un’enormità rispetto alla cittadinanza. La città era «terra di donne»; il trionfo della lussuria. Le «donne di piacere» trovavano qui un grande mercato ed affluivano da ogni parte del mondo. Naturalmente non tutte riuscivano a tenere una vita decorosa: ce n’erano di alto e basso bordo. Ma indifferentemente le chiamavano cortigiane o puttane.

Cortigiana voleva dire «meretrice onesta», senza alcun riferimento morale, ma solo di decoro: un termine elegante per mascherare l’identità. le cortigiane erano l’aristocrazia delle meretrici, in un’esagerazione del lusso ad imitazione delle autentiche nobildonne, per meglio distinguersi dalle puttane che battevano la strada e vivevano al massimo in una taverna. Un arredamento molto pacchiano caratterizzava i loro appartamenti dove si incontravano anche scimmie, pappagalli ed altri animali esotici e rari. Si intendevano di poesia e di musica, spesso suonavano la mandola, recitavano versi; le più intelligenti li scrivevano. Erano abili ad intrattenere, in sostanza, il loro clienti non solo nel sesso, ma anche nel «fare salotto», tanto che erano molto ricercate come ospiti alle varie feste. Il Pasquino non poteva restare a guardare senza dire nulla ed una vasta produzione di battute si occupava di loro, puntando molto spesso su descrizioni che ne screditassero l’immagine galante e maliarda.

Una delle cortigiane più prese di mira dalle pasquinate è Lucrezia Porzia, ben più nota con il soprannome di «Matrema non vole» che significa : mamma non vuole che era poi la risposta che lei dava solitamente a quanti volessero fare l’amore con lei; questo perché doveva essere lei a scegliere. Non dimentichiamo che parliamo di una prostituta che fu caratterizzata così profondamente da questo soprannome che finì per essere registrata in questo modo nell’elenco delle tasse. Ma dei saggi linguistici di Matrema ci è rimasto solo il testo di una scommessa da lei esposta ai banchi durante il Conclave che doveva eleggere il successore di Leone X. rese noto in un avviso che «era contenta di dormire et stare a ogni piacevole obedentia tre notti con colui che li darà securità darli ducati 100 di carlini, in evento che ‘l sia papa quel cardinal che per essa se nominarà avanti la creatione; et non hessendo, lei harà dormito le tre notti con quel che vorrà scommettere senza pagamento alcuno». Chissà se qualcuno accettò la scommessa. In ogni caso è probabile che Matrema abbia perso: il suo primo amante di allora era il cardinal campeggi, vescovo di Bologna, e non fu eletto papa. Sfortunatamente per ambedue sali al trono l’austero Adriano VIe per un paio di anni la vita a Roma fu meno libertina; almeno in apparenza.

Le pasquinate continuano anche con Tullia d’Aragona, figlia di una cortigiana, la ferrarese Giulia Campana, e del cardinale Luigi d’Aragona. Tullia non poté, chiaramente, sbandierare il cognome di cui andò fiera, perché riconosciuta dal padre in porpora. Poté farlo solo per vie indirette, falsificando delle carte che la facevano figlia di un certo Costanza palmieri d’Aragona, un presta nome di allora insomma. Comunque Tullia fu una persona di spiccata intelligenza, aprì la sua casa ovunque risiedette, Roma, Venezia, Ferrara e Firenze, a scrittori e musici, animando così le sue serate. Nel suo «entourage» ci furono personalità come Filippo Strozzi, Ippolito de’ Medici e Paolo Emilio Orsini oltre a molti altri. Fu una scrittrice e pubblicò il trattato «Dialogo dell’infinità di Amore»

Beatrice la Spagnola, al secolo Beatrice Pareggi, era stata condotta a Roma dalla madre spagnola, ereditandone l’appellativo. Disponeva di una posizione economica di prestigio, sopravvisse al sacco dei Lanzi.

Una delle ultime cortigiane fu che assiste al corteo dei carri nel «Trionfo della Lussuria» è Angela Greca, che iniziò la professione al tempo di Leone X. Un ricco amante spagnolo la sistemo in una casa al vicolo Cellini, presso via Giulia. Si faceva chiamare Ortensia Greca e non si contavano gli uomini che spasimavano per lei.

Anche lei, come la maggior parte delle cortigiane, finché erano sulla cresta dell’onda restavano a Roma, ma erano pronte a partire non appena la loro notorietà scendeva o qualche nobile, rifiutato o denigrato, non la prendevano di mira. Molte si rifugiavano in Francia e non poche entrarono in convento prendendo i voti nel Monastero delle Convertite.

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