Uno degli ambienti più preziosi della “Roma Barocca”, “il complesso principale della scultura romana di fine secolo”, uno dei capolavori del barocco romano”. Con queste parole è stata definita da importanti storici dell’arte la nostra cappella.

Si tratta di un ambiente non molto grande e sicuramente conosciuto pochissimo, ma di eccezionale ricchezza, essendo interamente rivestito di preziosi marmi policromi ( lo si può visitare solo su autorizzazione concesso dalla segreteria del Monte, in seguito ad una richiesta anche solamente verbale).

Realizzata a partire dal 1639, quando il palazzo, originariamente di proprietà della famiglia Santacroce che lo aveva fatto costruire dall’architetto Ottaviano Nonni detto il Mascherino, era già sede del Monte da ben 33 anni, la cappella venne concepita non soltanto come una normale «cappella di palazzo», ma per diventare un monumento che celebrasse, con il suo scenografico sfarzo e la dovuta solennità, la storia, i fini e gli ideali di una pubblica istituzione.

Appena varcato il cancello che separa il luogo sacro dall’androne del palazzo, ci si rende immediatamente conto della sua raffinatezza. Il vestibolo, eseguito da Carlo Bizzaccheri allievo di Carlo Fontana, è ricoperto di marmi, mentre la volta è in stucco: al centro, un grande bassorilievo ovale collocato entro una cornice dorata a fogliami rappresenta “L’Eterno”. L’architettura della cappella è di Giovanni Antonio De Rossi: a pianta ovale, è divisa in sezioni spartite da coppie di paraste (pilastri portanti) corinzie di diaspro di Sicilia, color rosso venato. Il fondo di ogni sezione è invece di marmo verde, e vi si aprono sei nicchie racchiuse da eleganti cornici in giallo antico. All’interno di ognuna troviamo dei bassorilievi rappresentanti: La Fede, Tobia che porta il denaro a Gabelo, L’Elemosina. Sull’altare di fronte al vestibolo di ingresso La Pietà di Domenico Guidi. Continuando verso sinistra abbiamo La Carità, Giuseppe che porta il grano agli Egizi ed infine La Speranza. La decorazione della volta, in stucco dorato, venne iniziata dal De Rossi e terminata dal Bizzaccheri: in corrispondenza di ogni nicchia sono collocati dei bassorilievi che rappresentano le Storie del Monte di Pietà. Abbassando gli occhi troviamo il pavimento che splende marmi policromi.

I lavori per realizzare la cappella furono lentissimi, dal 1641, quando venne benedetta, finirono nel 1725

Dopo aver letto in lungo ed in largo di Santa Maria in Trastevere vediamo un tesoro poco conosciuto di questa basilica.

Pochi la conoscono, nonostante sia stata definita uno dei più complessi e singolari monumenti romani.. Eppure la piccola cappella di Avila di Santa Maria in Trastevere (la quinta a sinistra dell’ingresso) sempre buia e poco visitata, viene a malapena menzionata nelle guide della città. Sicuramente chi l’ha vista non la dimentica facilmente: si tratta di un autentico tesoro, nato dalla genialità di un artista poco noto del tardo seicento romano, il pittore Antonio Gherardi, nato a Rieti nel 1644.

A soli 14 anni lascia Rieti e si stabilisce a Roma dove entra nella bottega di Pier Francesco Mola prima e poi in quella di Pietro da Cortona; dopo qualche anno di apprendistato, comincia la sua carriera come promettente pittore, affrescando alcune sale di palazzo Naro e l’interno della chiesetta di Santa Maria in Trivio, dietro piazza di Trevi. Nel 1678 decide però di improvvisarsi architetto ed accetta di ristrutturare la cappella della famiglia di Pietro Paolo Avila, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere. La cappella, rettangolare e di forme semplici, era stata acquistata nel febbraio 1584 da Girolamo Avila, e conteneva la sua tomba insieme a quella del padre Diego, di suo nipote Giacomo e della moglie di quest’ultimo, Girolama cecchini. Pietro Paolo, figlio di Giacomo, aveva deciso di rinnovarla, e di affidare l’incarico al Gherardi, lasciandolo libero di sbizzarrirsi come meglio credeva.

Antonio si mise subito al lavoro, sfruttando la sua grande conoscenza dei due principali protagonisti del barocco romano, Bernini e Borromini, e realizza qualcosa di straordinario: una sorta di «teatrino sacro» liberamente ispirato alle opere dei suoi maestri. Al centro della parete di fondo, colloca una specie di piccola galleria prospettica (ispirata a quella di Borromini a palazzo Spada) a mo’ di presbiterio, che ingigantisce il quadro di San Girolamo, il santo a cui è dedicata la cappella, dipinto sempre da lui nel 1686. Ai lati, due nicchie concave, di evidente ispirazione borrominiana, contengono gli eleganti sepolcri dei membri della famiglia Avila inseriti in edicole dalla forma plastica, composte da coppie di colonne dai capitelli ionici. In cima, al centro del timpano, ecco comparire un’aquila che tiene tra gli artigli due rami di palma incrociati, emblema degli Avila. Ma l’invenzione più incredibile è costituita dalla cupoletta al centro della volta, dalla quale fuoriescono quattro angeli che sembrano portare in volo una lanterna, composta da sottili colonnine di stucco, su cui posa un secondo cupolino, più alto, con al centro la colomba dello Spirito Santo. Questa volta così particolare ha la precisa funzione di ottenere un effetto luminoso, creato dal contrasto tra la penombra della cappella e la luce naturale proveniente dall’esterno, quasi da visione mistica. Molto probabilmente dietro l’ispirazione della lanterna berniniana di Sant’Andrea al Quirinale, anche se è possibile che Gherardi sia stato influenzato anche dalla visione di qualche scenografia per la cerimonia sacra delle «Quarantore». La protagonista principale dell’architettura di Gherardi è infatti la luce, che diventa un «fattore costruttivo dell’immagine».

Il «teatrino» Avila non ha però la pomposità del barocco del Bernini: qui lo spettacolo, ricco di grazia popolaresca, è aperto a tutti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...