Non tra le dimore principesche, ma nell’ambito più ristretto dei teatri lirici, l’Opera di Roma ha un particolare privilegio: quello di possedere il lampadario di cristallo più grande del mondo. Un lampadario che è un vero e gigantesco gioiello «incastonato» nella cupola centrale del salone curvilineo e contornato da stucchi dorati e da bellissime decorazioni eseguite da Annibale Brugnoli. Sono dei bellissimi affreschi, notevoli per la loro prospettiva aerea derivata dai grandi maestri del Cinque-Seicento ed interessanti per la luminosità cromatica e per il movimento circolare dei sette gruppi che celebrano l’università dello spettacolo: dai giochi del circo agli olimpici, dalla tragedia alla danza, alla musica e così via.

Al centro di queste splendide armonie di figure e di colori campeggia, dunque maestoso, il singolare e caratteristico lampadario a forma circolare, con un diametro di sei metri, un’altezza di tre metri e mezzo, un volume di ben 36 metri cubi ed un peso di oltre 3000 chilogrammi. Il lampadario di Murano, autentico capolavoro dell’arte vetraria italiana, voluto da Domenico Costanzi per ornare la cupola della sala principale del suo teatro (la denominazione di teatro dell’Opera o più esattamente Teatro Reale dell’Opera avvenne nel 1928), fu posto in opera fin dal 1878, due anni prima dell’inaugurazione del tempio romano della lirica.

La struttura metallica di sostegno del grande lampadario è costituita da 17 anelli concentrici, verticalmente collegati tra loro da un elemento tubolare in ottone e orizzontalmente da catene di ripartizione. La parte ornamentale è composta da elementi di cristallo variamente foggiati, disposti su fili verticali, appesi ai 17 ordini, per un totale di 560 strisce che contengono la bellezza di 48.500 ristalli prismatici. Pezzo unico di valore inestimabile naturalmente. Oltre 1000 metri di cavi elettrici unipolari raggiungono le 270 lampade ad incandescenza abilmente disposte all’interno del monumentale lampadario, per accendere le quali occorre una potenza di 18.000 Watt, pari a quella necessaria per alimentare sei appartamenti!

Restaurato per la prima volta agli inizi del secolo e poi nel 1926, in occasione della ristrutturazione dell’intero edificio, da allora la «toilette» al vecchio lampadario viene effettuata in media ogni cinque anni. Si tratta di un’operazione assai delicata e complessa, che costa molte migliaia di euro, eseguita con l’aiuto di un enorme argano che serve a far scendere il mastodontico lampadario da maestranze specializzate che praticamente lo smontano completamente, ne puliscono accuratamente tutte le varie parti e ne controllano l’intero impianto elettrico. Un restauro straordinario venne effettuato dopo l’ultima guerra mondiale quando, per motivi precauzionali (pericolo di bombardamenti) la struttura metallica, privata dei suoi preziosi cristalli, era stata adagiata al centro della sala dopo aver rimosso le poltrone. La revisione del 1989 comprese anche un restauro degli stucchi, degli arredi, della facciata e della piazza antistante il teatro stesso.

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