La parola “acheropita” viene dal greco e indica una pittura “non realizzata da mano umana”.
A Roma una delle opere acheropite più venerate è il Redentore alla Scala Santa. Dopo l’ascesa in cielo di Gesù la Vergine Maria e gli Apostoli chiesero a San Luca, medico e pittore, di realizzare un‘opera da venerare in cui fosse fissato il volto del Cristo. Il santo accettò ma mentre stava per iniziare il suo lavoro, il dipinto si materializzò sulla tavola, forse per opera degli angeli. L’icona, ricoperta da una lamina argentea, risale al VI-VII secolo e veniva portata in processione dai papi per scongiurare terribili calamità. Oggi è possibile ammirarla attraverso le inferriate. Di quest’opera si narra che durante il suo trasporto dall’Oriente fu gettata in mare per non essere distrutta dagli iconoclasti. La tavola iniziò a navigare come fosse una piccola barca, ignorando la corrente. Il papa San Gregorio II (anno 726), avvisato da un sogno rivelatore, si recò sulla riva del Tevere e vide arrivare la sacra immagine: questa si alzò volando dal fiume ed atterrò fra le sue mani.
La sacra immagine nei secoli ha subito numerosi cambiamenti e restauri: il volto oggi visibile è quello fatto riprodurre da Alessandro III (1159 – 1181) sull’originale, quello degli angeli non è più visibile.

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