C’è un punto a Via Giulia dove tutti, ma proprio tutti, i passanti si fermano un attimo e fanno gli scongiuri di rito e riprendono il cammino solo dopo aver messo una mano in tasca, preso alcuni spiccioli da infilare nel buco di un salvadanaio risalente al 1694.

Ancora oggi ben visibile e perfettamente funzionante posto sulla facciata dell’omonima chiesa con la minacciosa figura di uno scheletro che, guardandoci, con aria torva ci avverte: “Oggi a me e domani a te”. L’avvertimento abbastanza chiaro spiega la generosità dei passanti di Via Giulia: tutti davano il loro contributo per scaramanzia e rimandare il più tardi possibile il funesto presagio.
Solo un certo Giovanni Bosselli si mostrava incurante dell’avvertimento. Non solo! Prendeva in giro tutti coloro che davano un obolo e fece malissimo perché fu il protagonista di un malaugurato episodio che fece il giro della città.
Giovanni possedeva una mula a cui era molto affezionato tanto che il quadrupede per essere riconoscente di così degne attenzioni, pensò bene di fare un regalo al padrone mettendo al mondo un vispo muletto ed andando contro a tutte le leggi della natura che condannavano gli ibridi alla sterilità. Il lieto evento stupì tutti e fu considerato di pessimo augurio. Gli abitanti della via, ogni giorno facevano ressa davanti alla casa del Bosselli chiedendo la soppressione immediata di entrambi gli animali. Il proprietario non cedette di fronte alla crescente ira della gente e continuò ad accudire amorevolmente le due bestie. Un giorno, un brutto giorno per la verità, o perché impaurita dalle grida della gente o solamente per sgranchirsi le zampe, la mula si lanciò in un galoppo forsennato dimenticando di avere sul dorso Bosselli, che pose termine alla sua vita con un tragico volo! Così è scritto su una lapide datata 5 Maggio 1518 e conservata oggi nella sede dei Missionari del Cuor di Maria in corrispondenza del numero civico 131: “Se conforme al costume antico mi fossi sbarazzato della mia mula e del figlio della mia mula, forse non sarei sceso tanto presto nella tomba e non sarei citato ad esempio di fatti prodigiosi”.

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