Nei primi del ‘600, dopo aver sposato il nipote di un cardinale, Costanza si trasferì a Palazzo De Cupis, residenza di famiglia del marito, situata in via dell’Anima, il cui retro si affaccia su piazza Navona, a lato della chiesa di Sant’Agnese in Agone.

Era una donna di bell’aspetto, ed era particolarmente ammirata per la bellezza delle sue mani, al punto che un artista le chiese di poterne fare un calco: ne realizzò una copia, che mise in mostra nella sua bottega.
Tutti ammiravano quelle mani stupende. Ma un giorno qualcuno, dopo averle viste, predisse che la donna a cui appartenevano le avrebbe perdute molto presto.
La donna venne informata del cattivo presagio, e ciò la scosse profondamente.
Forse proprio a causa di tali timori, un giorno mentre cuciva si punse il dito con l’ago; la piccola lesione produsse un’infezione, che si estese rapidamente. Non si poté fare nulla, e la mano, ormai non più bella, gonfia e coperta com’era dalle piaghe, dovette esserle amputata. Ma invano: neppure questo drastico provvedimento fu sufficiente a salvare la vita a Costanza; poco dopo ella morì a causa della stessa infezione.
Si dice che da allora, quando la luna risplende sulle finestre della sua casa, la luce che si riflette sui vetri riveli la forma di una pallida mano, visibile dalla piazza sottostante.

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