Da Via del Pellegrino si arriva ad un angolo di Roma tanto invisibile quanto incantevole.
L’Arco degli Acetari, che apre in una deliziosa piazzetta raccolta tra antiche case con scale esterne. E’ un luogo incontaminato sia dal tempo che dall’evolversi urbanistico della città e conserva miracolosamente intatto, l’unico esempio architettonico delle “corti chiuse” medioevali.
L’origine del nome è controversa Alessandro Rufini ci dice che il nome viene da una famiglia, gli Acetari appunto, che sembra vivessero non lontano e che diedero il nome del loro casato all’arco.
Pietro Romano, d’altro canto, ha fatto rilevare che una famiglia Acetari non è mai esistita a Roma, precisando, inoltre, che la denominazione non poteva derivare nemmeno da un’omonima “Università” che aveva sede in quelle adiacenze, perché i produttori e venditori di aceto facevano parte invece di quella degli osti. Secondo questo studioso forse il nome proviene da una famiglia chiamata Accepta, di cui un Giovanni, mercante, è menzionato negli Statuti della propria Corporazione nell’anno 1444, al tempo di Eugenio IV, oppure dalla famiglia Accetta, nominata in un atto del notaio Pagno del 31luglio 1508

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