Era il 1887 e su progetto di Giuseppe Sacconi si stava scavando per realizzare il Vittoriano, simbolo del Risorgimento italiano e dell’Unità d’Italia, quando le pale urtarono qualcosa, non era sabbia né roccia, erano ossa.

Lo scheletro quasi intatto di un antichissimo elefante con gli occhi e la mascella completamente pietrificati dalla fossilizzazione.La notizia si diffuse rapidamente nella città e subito accorsero gli studiosi, in primis il professor Portis del Gabinetto di Geologia dell’Università La Sapienza; il professore con i suoi strumenti scese in quella buca e valutò che non valeva la pena estrarre il grande elefante preistorico da dove si trovava, in quanto lo scavo aveva messo in luce soli 1/3 dello scheletro dell’antico animale.

Alcuni denti e ossa vennero donati al Gabinetto geologico dell’università e ancora oggi, passeggiando per le sale del Museo di paleontologia della Sapienza, è possibile ammirare questi preziosi reperti che restituiscono un passato remoto della città di Roma. Mentre il resto dello scheletro è ancora oggi sepolto sotto i muri del Vittoriano.

Associazione Coolture – Roma

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