Roma, quanto a parchi pubblici, ha una marcia in più rispetto a tutte le altre metropoli del mondo. Infatti, non solo è una delle capitali più verdi d’Europa… ma i suoi parchi sono anche fra i più belli. Spesso si tratta di un arcipelago di ville suburbane, un tempo retaggio di nobili famiglie e per questo curate e progettate – nei minimi dettagli – dai più validi architetti del passato. Solo Villa Pamphilj consta di più di 180 ettari !

Parlare in poche righe di Villa Pamphilj non è proprio possibile, con i suoi 184 ettari di estensione, costituisce una delle più importanti e ampie ville storiche romane. Il parco, concepito come somma di diversi tipi di giardino, delle aree agricole e delle zone destinate alla caccia, divenne fin dall’inizio protagonista, ed elemento di mediazione tra le architetture e il paesaggio circostante, di grande suggestione, tanto da giustificare la denominazione della villa stessa come «Bel Respiro».

La sistemazione di tutto il complesso a terrazzamenti è da ritenersi calibrata ed unitaria, con delle innovazioni assolutamente esemplari per quei tempi. La progettazione del palazzo principale è stata elaborata, infatti, in funzione alla sistemazione del «teatro delle fontane, statue e bassi rilievi», costituente il giardino posto su un piano più basso, costruito su un asse principale, parallelo all’Acquedotto Traiano Paolo e del «teatro avanti il palazzo con diverse statue». Elemento intermedio tra i due teatri è un «giardino secreto con fontana in mezzo», come invito al palazzo.

Tutto il complesso della villa «costituisce un repertorio dei motivi del giardino regolare», conosciuto come: giardino all’italiana, interpretato però in modi originale e innovatori, rispondendo ai canoni del cosiddetto giardino alla francese. Uno dei motivi innovatori è costituito dall’ingresso del palazzo, collocato lateralmente a questo e non direttamente secondo i dettami del giardino formale romano.

Il parco diverrà poi oggetto di trasformazioni, secondo il gusto “moderno” pre-rococò, nell’ambito degli interventi settecenteschi di Gabriele Valvassori e di Francesco Nicoletti, fino alle rivoluzionarie innovazioni di Francesco Bettini, nell’area della Villa Vecchia, che vedono la sistemazione di un orto agronomico e di un orto botanico, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Il rinnovamento in senso “paesistico” del parco e la trasformazione della tenuta in efficiente azienda agricola di stampo nord-europeo troveranno applicazione e sviluppo, a partire dalla metà dell’Ottocento, ad opera dell’architetto Andrea Busiri Vici e per volontà del principe Andrea V Doria Pamphilj.

All’inizio del Novecento la villa subisce nuovi assetti: nel 1939 vengono espropriati 20 ettari nella parte occidentale del parco per la creazione di un orto botanico comunale; ciò dà l’avvio all’acquisizione pubblica della villa.

L’apertura della via Olimpica per le Olimpiadi del 1960 taglierà irreparabilmente un complesso unitario in due parti distinte, creando una cesura in un organismo dalla fisionomia compiuta e ben conservata. Infine l’acquisizione della villa destinata a Parco Pubblico dal Piano Regolatore del 1962 (eccettuato il Casino passato allo Stato con diritto di prelazione per la legge 1089/1939) ha reso l’intero complesso di uso pubblico. E’ stata ipotizzata la cessione al Comune di Roma del palazzo principale che recupererebbe la sua originale destinazione di accogliere quadri, oggetti d’arte e il notevole patrimonio archeologico, messo in salvo all’atto dell’apertura della villa al pubblico e attualmente ospitato nel giardino di Villa Caffarelli in Campidoglio. Nel contempo i restauri già effettuati nel giardino del Teatro e a Villa Vecchia e i progetti per i diversi manufatti mirano a recuperare e salvaguardare quanto ancora si conserva dell’assetto storico della villa.

Associazione Coolture – Roma