Si sa… Roma non è certo un luogo conosciuto nel mondo per la sua proverbiale puntualità e, per un motivo o per un altro, i suoi abitanti sono spesso in ritardo. Sarà forse tutta colpa della bellezza della città e del fatto che è inevitabile soffermarsi ad ammirarla continuamente? Volendo scherzare, i tanti ritardi della gente potrebbero pure essere frutto di un “misunderstanding”… cioè di un fraintendimento: tutta colpa di chi non sa leggere bene “l’ora romana”, detta anche “ora italica”!?
Infatti, dovete sapere che molti orologi monumentali, sparsi nelle piazze, nelle chiese e nei palazzi della capitale ci tramandano un modo di leggere il tempo che è ormai legato al passato e che non corrisponde più a quello odierno. In particolare tali orologi hanno un quadrante suddiviso in VI ore e non nelle solite XII ore a cui siamo abituati. Ciò è dovuto al fatto che, a partire dalla fine del XIII secolo, la misurazione del tempo terminava ed iniziava con l’Avemaria della sera, subito dopo il tramonto, e non con la mezzanotte. Quindi, l’unica lancetta presente nei vecchi orologi percorreva ben quattro giri completi, per arrivare a segnare le 24 ore… suddividendo così la giornata in quattro distinti intervalli da 6 ore ciascuno, uguali e costanti durante l’anno.
Questo metodo di calcolo del tempo venne gradualmente soppiantato soltanto dopo la metà del XVIII secolo dalla cosiddetta “ora alla francese” (costituita, ancora oggi, da due intervalli di dodici ore). Per quanto riguarda Roma, il “tempo di cambiare”, fu dettato dall’invasione delle truppe napoleoniche, avvenuta nel 1798. Così il vecchio metodo cadde in disuso, per sempre, anche nella città eterna.
Il cambio dell’ora portò inizialmente confusione anche tra i cappellani della città! Ad esempio, si racconta che le campane delle chiese romane suonassero allora in modo talmente scoordinato da indurre papa Pio IX a voler marcare il mezzogiorno addirittura con un colpo di cannone (a salve)!
Si tratta del famoso sparo di cannone che ancora oggi rimbomba, esattamente alle 12, dal Gianicolo.

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