La statua che nel 1630 i Conservatori decisero di erigere a Carlo Barberini, fratello da poco scomparso di Papa Urbano VIII è un tipico caso reimpiego seicentesco.
Per l’opera si riutilizzò il torso loricato di una statua di Giulio Cesare e si chiamarono a collaborare i più grandi scultori del tempo: Gian Lorenzo Bernini, cui spettò l’esecuzione del ritratto di Barberini, e Alessandro Algardi, che scolpì le braccia e le gambe da aggiungere al frammento classico. Di certo a convincere i Conservatori ad utilizzare il frammento non fu solo la possibilità di servirsi di un pezzo già pronto e di ottima fattura, ma anche la volontà di paragonare a Cesare il fratello del pontefice.

Associazione Coolture – Roma