Il ritrovamento fortuito di un antico obelisco egizio nel centro di Roma – dove un tempo era il santuario di Iside di Campo Marzio – portò alla realizzazione di uno straordinario monumento barocco scolpito da Ercole Ferrata, su disegno del maestro Gian Lorenzo Bernini (1667).
Si tratta del cosiddetto “Obelisco della Minerva”: costituito dallo stesso obelisco, eretto sopra ad un elefante marmoreo, sostenuto a sua volta da un basamento che riporta un’interessante iscrizione latina:

Sapientis Aegypti insculptas obelisco figuras ab elephanto belluarum fortissima gestari quisquis hic vides. Documentum intellige robustae mentis esse solidam sapientiam sustinere“.
Il significato dell’iscrizione si può così riassumere: la Sapienza, simboleggiata dall’obelisco coi geroglifici, deve essere sostenuta da una mente robusta, rappresentata dall’elefante…
Ebbene, in un certo modo, Bernini dimostrò di conoscere bene il senso di tale simbologia, poiché egli citò – alla lettera – una xilografia rinascimentale presente nel misterioso ed affascinante romanzo intitolato “Hypnerotomachia Poliphili”, stampato a Venezia nel lontano 1499 dal famoso editore ed umanista Aldo Manuzio. Uno dei libri a stampa più belli mai realizzati in tutta la storia dell’editoria.

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